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Sabato, 04 Luglio 2015 07:46

Rappresentazione radiofonica "Storia dell'Islam" (98) (ASCOLTA AUDIO)

Rappresentazione radiofonica "Storia dell'Islam" (98) (ASCOLTA AUDIO)
IRIB-Iniziamo col nome del Signore dei mondi. Gentili ascoltatori salve e benritrovati con un’altra puntata della rappresentazione radiofonica "Dalla culla dell’islam” dedicata alla vita del grande Profeta Muhammad(as). Come vi abbiamo già raccontato quanto era avvenuto a Badr bruciava ancora all’orgoglio coreiscita ed importanti risorse finanziarie erano state impiegate per organizzare la vendetta.
Negli ultimi giorni del mese di Ramadan del III anno dopo l’Egira, giunsero a Medina notizie allarmanti: un’armata di oltre tremila uomini tra cui duecento cavalieri stava marciando verso la città. L’Inviato di Allah  dette subito disposizioni per la mobilitazione generale. Vi abbiamo raccontato che gli ebrei della Medina violarono gli impegni presi con i musulmani nel patto di Aqaba e mancarono all’intervento contro i meccani. Lo scontro avvenne il terzo anno d’egria (il 23 marzo 625) sotto il monte Uhud e lì il Profeta Muhammad appostò un gruppo di arcieri con l'ordine di non abbandonare la posizione qualsiasi cosa fosse successa. Al primo affondo dei Musulmani, i miscredenti fuggirono lasciando sul campo una grande quantità di bottino. Obnubilati dall’euforìa per la vittoria che sembrava certa e dalla sete di bottino, gli uomini della retroguardia e quaranta dei cinquanta arcieri abbandonarono la loro posizione lasciando scoperto il grosso dell’esercito. Era l’occasione che Khalid ibn Walid stava aspettando; li colpì allora di fianco e la disfatta musulmana fu totale. Rimase ferito lo stesso profeta Maometto, colpito da una pietra che gli ruppe il naso e un incisivo, oltre a ferirgli il volto.  In questa battaglia fu ucciso anche Hamza, zio del profeta. Quindi a causa della disobbedienza di alcuni musulmani del comando del profeta, loro subirono una sconfitta. Dopo la fine della battaglia, le famiglie dei caduti della guerra andarono a Uhud per seppellirli. Uno di questo era Ma’az figlio di Amr. Lui mentre metteva sotto la terra i corpi dei suoi cari ricordava con tristezza i giorni in cui ancora poche persone a Medina avevano abbracciato l’islam. in quei giorni suo padre Amr, che era uno dei capi della tribù Bani Salamah, adorava ancora l’idolo Manat.

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