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Sabato, 17 Gennaio 2015 09:51

Parte (11): la moschea di Zerar, quando i nemici cercarono di colpire l'Islam con una moschea

Prima della storica egira del profeta dell’Islam dalla Mecca a Medina, un uomo dal nome “Abu Amer” aveva raccolto estese informazioni dal Vecchio e dal Nuovo Testamento e prima del palesarsi dell’invito del profeta dell’Islam, ne aveva annunciato la venuta; “Abu Amer” riferiva alla gente i segni che avrebbe avuto l’ultimo inviato di Dio e che lui aveva appreso leggendo la Toràh ed il Vangelo.

 

Quando il profeta dell’Islam iniziò il suo invito , l’incanto della Parola divina attirò verso il profeta tutti i cuori assetati della gente e fu così che Abu Amer, una volta considerato una sorta di capo spirituale, divenne una persona semplice.

Abu Amer, mosso dall’invidia, iniziò ad intrattenere rapporti vicini con personaggi delle tribù medinesi degli Aus e dei Khazraj che apparentemente erano musulmani ma in cuor proprio erano infedeli; era insomma gente ipocrita o munafiq, per usare il termine coranico.

Abu Amer si recò per un periodo alla Mecca e dopo aver stabilito relazioni con i romani li incoraggiò ad entrare in guerra contro i musulmani. Poi chiese ai suoi amici ipocriti di Medina di costruire per lui una sorta di sede, un centro per l’attività ai danni dell’Islam e dei musulmani e gettare le basi per l’aggressione dell’esercito romano.

Dopo tanti dibattiti, gli ipocriti di Medina decisero di costruire la “base” ma di definirla “moschea” per non dare nell’occhio e poter agire sotto una copertura sicura.

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E così quando il profeta era già partito per la battaglia di Tabuk, venne raggiunto da un gruppo di medinesi, ossia quegli ipocriti alleati di Abu Amer, che gli chiesero se potessero costruire una moschea. Come pretesto citarono il fatto che tra la loro gente c’erano tanti anziani che volevano pregare ma non erano in grado di raggiungere la moschea Qoba, ovvero quella già esistente. Il profeta acconsentì alla costruzione della moschea. Al ritorno del profeta dalla battaglia di Tabuk, la costruzione dell’edificio era terminata e gli ipocriti insistevano affinchè la moschea venisse inaugurata dal profeta e con una preghiera collettiva guidata da lui stesso, in maniera da fugare ogni sospetto e far pensare a tutti che quella fosse davvero una moschea.

Il profeta, ignaro di tutta la storia, accettò ma fu allora che gli vennero ispirati i versi 107, 108 e 109 della sura At-Tawba o del Pentimento:

Quanto a coloro che hanno costruito una moschea per recar danno, per miscredenza, per [provocare] scisma tra i credenti, [per tendere] un agguato a favore di colui che, già in passato, mosse la guerra contro Allah e il Suo Messaggero, quelli certamente giurano: “Non abbiamo cercato altro che il bene!”. Allah testimonia che sono dei bugiardi. (9:107)

Non pregarvi mai. La moschea fondata sulla devozione sin dal primo giorno è più degna delle tue preghiere. In essa vi sono uomini che amano purificarsi e Allah ama coloro che si purificano. (9:108)

Chi ha posto le fondamenta della moschea sul timor di Allah per compiacerLo, non è forse migliore di chi ha posto le sue fondamenta su di un lembo di terra instabile e franosa, che la fa precipitare insieme con lui nel fuoco dell'Inferno? Allah non guida gli ingiusti. (9:109)

Dopo che questi versi vennero ispirati al profeta, egli non solo non vi pregò ma ne ordinò la distruzione.

In questa vicenda, la moschea costruita dagli ipocriti per danneggiare i fedeli viene paragonata dal Corano ad una casa costruita vicino ad un fiume sull’orlo di un’altura franosa. Una simile casa può sfracellarsi da un momento all’altro e causare la morte di chi vi sta dentro; allo stesso modo, spiega il Corano, una moschea costruita con l’intento di dividere o danneggiare i musulmani, e’ condannata alla distruzione e fa’ sprofondare con se all’inferno, coloro che l’hanno edificata.  

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Ciò che si può concludere dalla vicenda della moschea di Zerar o del danno, questo e’ il nome con cui tale moschea e’ passata alla storia, e’ che i musulmani devono stare molto attenti alle loro azioni e ricordarsi che alle volte i nemici si travestono da amici e fratelli per poter infliggere un danno maggiore. Nella storia dell’Islam, anche quella più recente, le nazioni coloniali hanno usato la stessa tecnica per creare sette e ramificazioni fasulle ed estremiste e per impedire che questi gruppi possano prendere il sopravvento, i musulmani devono essere sempre attenti e coscienti.

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