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Mercoledì, 25 Agosto 2010 12:51

Parte (1): La Cattedrale di Vank di Isfahan

Parte (1): La Cattedrale di Vank di Isfahan
Dopo la guerra tra Persia ed Impero Ottomano nello spazio 1603-1605 d.C. , gli armeni iniziano ad arrivare in Iran alla ricerca di una nuova vita nel regno del buon re safavide Shah Abbas I. Lo Shah Abbas I, aveva accolto nel suo impero, nella città di Nakhchivan a sud del fiume Aras, decine di migliaia di armeni scampati alle persecuzioni degli ottomani. Egli nel 1604, quando capì che gli ottomani avrebbero potuto conquistare Nakhchivan e massacrarne la popolazione, decise di fare emigrare i suoi sudditi cristiani nell’entroterra iraniano e per loro scelse la migliore città, la sua capitale: Isfahan. Ad Isfahan a loro affidò un terreno che sarebbe presto divenuto il nuovo quartiere Jolfa; Jolfa era il nome del luogo di provenienza di quelle tribù armene che oggi fa parte della repubblica dell’Azerbaijan. Al loro ingresso in Iran, i rifugiati armeni iniziarono la costruzione di chiese e monasteri per continuare le loro attività religiose come nella loro patria. Ed ecco che nel 1606 nacque a Jolfa il primo monastero che comprendeva una piccola chiesa chiamata Amna Perkich, che significa “Tutta Guarigione”. La piccola chiesa venne poi ampliata e trasformata nella magnifica cattedrale di Vank, che venne costruita circa 50 anni dopo sotto la supervisione dell’Arcivescovo David. Tra le più belle chiese e tra le maggiori attrazioni dell’Iran in assoluto, venne completata nel 1664. Include un campanile, costruito nel 1702, una tipografia fondata dal cardinale Khachatoor, una libreria inaugurata nel 1884 e un museo aperto nel 1905. L’architettura dell’edificio è unica al mondo perchè è un miscuglio tra l’arte safavide del 17esimo secolo e lo stile di alte arcate delle chiese cristiane. L’edificio ha una cupola simile a quella degli edifici islamici e secondo gli studiosi ha influenzato e ispirato la costruzione di molti altri luoghi di culto cristiani in Iran e in Mesopotamia. L’entrata principale della Cattedrale è una larga porta di legno che introduce i visitatori nel cortile dell’edificio. All’ingresso sono visibili due stanze all’angolo che venivano usate come luogo amministrativo. Un grande campanile domina il cortile e sovrasta le tombe di cristiani ortodossi e protestanti sepolti lungo la parete che precede l’entrata del campanile. Il campanile costruito 38 anni dopo la struttura principale conduce nella navata. Sul lato destro della cella campanaria c’è una grande scritta blu circondata da crocifissi di pietra. Questi sono stati riuniti nel luogo dalle macerie delle chiese del quartiere di Jolfa andate in rovina. Su di un’area elevata a sinistra della cella campanaria, vi è un memoriale in ricordo delle vittime del massacro ottomano. Ogni anno, il 23 Aprile, gli armeni si riuniscono per commemorare le vittime di quel massacro assurdo ed accendono candele in onore dei loro martiri. In un angolo del cortile della cattedrale vi sono le stanze e i corridoi dell’area riservata agli ospiti, e il luogo di residenza dell’Arcivescovo di Isfahan e del suo seguito e delle altre autorità religiose armene in Iran. In fondo al cortile e dinanzi alla cattedrale vi è un edificio che ospita la libreria e i musei di Vank. La libreria contiene più di 700 antichi manoscritti rari in armeno ed in lingue europee risalenti al medioevo. Il musero di Vank ospita un’unica e inestimabile collezione di oggetti appartenenti alla galassia armena. Costruito nel 1871, il museo contiene numerosi oggetti riguardanti la storia della cattedrale e della comunità armena di Isfahan, incluso l’Editto del 1606 di Shah Abbas I che emanò la fondazione di Nuova Jolfa e proibì l’intromissione di qualsiasi persona negli affari di questa e la persecuzione degli armeni. Sublimi copie della Bibbia sono inoltre parte della collezione del museo. Una bibbia di soli 7 grammi realizzata in antichità dai miniaturisti armeni è secondo gli studiosi la più piccola che esiste al mondo. Costumi dell’era safavide, tappeti, dipinti europei acquistati dai mercanti armeni nei loro viaggi, arazzi, ricami ed altri oggetti del patrimonio artistico iraniano-armeno accarezzano la vista di ogni visitatore. Il museo Vank ospita anche una completa collezione di fotografie, mappe e documenti turchi inerenti al massacro armeno del 1915 effettuato dai sultani ottomani. Paramenti sacri, ostensori, calici e altri oggetti sacri sono esposti nel museo. La tipografia di Vank è stata la prima in tutto l’Iran ed il Medioriente. Il primo libro stampato in essa riguardava la vita dei monaci e dei preti armeni ed una copia di questo è ancora conservato nel museo Vank. La primissima macchina stampante, costruita dal vescovo Khachatoor, venne rimpiazzata da una nuova nel 1647 che era stata acquistata ad Amsterdam. Più tardi nel 1844, un residente armeno di Jolfa importò un’altra stampante dall’Europa, anch’essa conservata oggi nel museo. Il primo libro stampato da quest’ultima macchina relativamente moderna è stato “I salmi di David” e la copia originale del testo oggi è conservata alla Oxford Bodleian Library. L'esterno di mattoni colorati della cattedrale dà vita ad una splendida combinazione di piastrelle persiane, color oro bizantino e affreschi in stile europeo che abbelliscono le pareti interne. L’esterno semplice è comunque in contrasto con l’interno decorato in maniera gloriosa. Il tetto dell’ingresso è decorato con motivi floreali e la parte superiore delle pareti è abbellita da affreschi che rievocano le fasi della vita di Gesù (la pace sia con lui). L'interno è decorato con dipinti, sculture dorate e accattivanti piastrelle e i pennacchi sostengono immagini dipinte della testa di un cherubino circondato da ali piegate. Sul lato settentrionale delle pareti della cattedrale sono raffigurate immagini del Giorno del Giudizio con il paradiso in alto e l’inferno in basso. Le parti inferiori delle pareti interiori sono coperte di dipinti che raffigurano gli armeni torturati dai turchi ottomani. La cupola fatta di mattoni a doppio strato è splendidamente dorata e decorata con dipinti e modelli floreali nel suo interno azzurro. Le pitture di questa raffigurano il racconto biblico della creazione dell’universo e dell’allontanamento dell’uomo dal paradiso dopo il peccato originale. Otto finestre circondano la cupola con scene bibliche dipinte tra queste. La creazione di Adamo ed Eva (la pace sia con loro), il peccato originale, la morte di Abele sono tra le storie raffigurate. Vi sono anche raffigurazioni della nascita di Gesù (la pace sia con lui), l’Ultima Cena, la Crocifissione e l’Ascensione. I dipinti sono ispirati a parti dell’Antico e del Nuovo Testamento realizzati da artisti armeni e tre monaci, Havans, Stepanus e Minas. Dopo la morte di Shah Abbas I, pure il suo successore Shah Abbas II fece grande attenzione agli armeni e a Nuova Jolfa, quartiere situato vicino al fiume Zayandeh che ancora oggi ospita una cospicua comunità di armeni iraniani. La comunità armena iraniana è cresciuta di numero in maniera rilevante soprattutto dal 1933 in poi, quando immigrati e rifugiati armeni si sono trasferiti in Iran scappando dall’Unione Sovietica. Gli armeni in Iran formano la più numerosa comunità cristiana ed hanno costruito chiese, scuole, centri culturali, artistici e sportivi. Oggi gli irano-armeni hanno due deputati al Majles, il Parlamento, e sono l’unica minoranza ad avere il privilegio di avere lo status di osservatori negli elevati Consigli costituzionali dei Guardiani e della determinazione degli interessi dello stato. Gli irano-armeni pubblicano libri, giornali, periodici e quotidiani. Il più famoso di questo si chiama Alik.
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