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Venerdì, 19 Luglio 2013 18:11

Meraviglie dell'Iran (22): Isfahan, la moschea Jame' o del Venerdi' +IMMAGINI

Salve signore e signori, siete appena saliti sul nostro tappeto volante per raggiungere anche oggi un'altra delle bellezze dell'Iran, il paese delle mille meraviglie.

Oggi proseguendo la visita a Isfahan inzieremo col presentarvi la moschea "Jame" o "Jome" della città, quella centrale, che nelle città islamiche ha un ruolo come quello della cattedrale o del duomo nelle città cristiane.

La moschea Jome (del Venerdì) di Isfahan venne costruita nel quartiere "Sabze Meidan" (Piazza dei Germogli) nel lontanissimo 138 del calendario arabo, ovvero oltre 13 secoli fa'.

La moschea, situata in una zona detta "Dardasht", aveva inizialmente un edificio semplicissimo, ma nei diversi periodi storici è stata modificata a seconda dei gusti e dell'arte del periodo.

Nel primo secolo dopo l'egira, quando gli iraniani abbracciarono gradualmente l'Islam, iniziò poco alla volta la costruzione di moschea sontuose, con lo stile e l'imponenza dei palazzi che gli iraniani avevano costruito nel corso della loro storia. Per questo motivo, le prime moschee iraniane, sono tutto sommato simili ai templi sassanidi.

I racconti dei viaggiatori ci aiutano a capire che in passato intorno alla moschea del Venerdì di Isfahan vi era anche un mercato; Nasser Khosro' Ghobadiani' e Yaghut Homawi parlano soprattutto delle imponenti colonne di questa moschea.

Purtroppo oggi, nella moschea Jame di Isfahan non è rimasto molto delle origini, cioè di 13 secoli fa'. La quasi totalità dell'edificio riguarda una ristrutturazione del quinto e sesto secolo dell'egira, ossia 11esimo e 12esimo secolo cristiano. I selgiuchidi diedero l'aspetto odierno alla moschea con l'arte delle piastrelle che li contraddistingue. Oggi nella moschea si possono osservare opere d'arte di diverse origini: deylamì, selgiuchide, gurkanide, turkmena, safavide, e qajaride. Anche negli ultimi 50 anni il restauro della moschea è andato avanti per poterla salvaguardare.

La moschea è a quattro portici e comprende anche tutta una serie di edifici alle proprie spalle. Le moschee a quattro portici esistono solo in Iran.

Pare che questo stile sia stato introdotto dopo il 1121, quando la libreria della moschea bruciò e migliaia di manoscritti antichi andarono persi.

La moschea del Venerdì di Isfahan ha 8 porte d'ingresso e di solito viene usata la porta sud-orientale, qualla costruita nel periodo Qajaride.

Il cortile centrale della moschea è un quadrilatero di 70 metri per 60, e vi sono dei piccoli portici dalle diverse parti. A nord-pvest di questo edificio vi è anche una piccola moschea nota come moschea di Olgiaito, uno dei re della dinastia Ilkanide.

Il Mihrab della moschea di Olgiaito è uno dei più belli di tutto l'Iran.

La moschea Jamè espone al suo interno anche iscrizioni realizzate con le diverse calligrafie islamiche: Kufi, Sols, Banai, Naskh e Nastaliq, usate per scrivere parole in arabo e farsi. In poche parole, la moschea Jame di Isfahan è un museo dove si possono trovare i ricordi di 14 secoli di architettura ed arte post-islamica in Iran.

Il professor Arthur Uphame Pope, famoso iranista americano scrive: "Questo edificio, con il suo sfarzo e la sua imponenza misteriosa, è una delle più belle opere architettoniche del mondo".

Cari amici, nella parte occidentale della moschea Jame di Isfahan sono sepolti due grandi religiosi sciiti del periodo safavide. Molla Mohammad Taqi Majlesi' ed il figlio Molla Mohammad Baqer.

Concludiamo il programma di oggi vi parleremo proprio di questo grande sapiente islamico.

Mohammad Taqi Majlesi', meglio noto come Allame' Majlesi', visse nell'undicesimo secolo dell'egira. Nacque nel 1037 del calendario arabo e si spense nel 1110 o nel 1111 dell'egira.

Si affermò come un grande scienziato e sapiente e scrisse opere su quasi tutte le scienze conosciute al suo tempo ma diede un grande contributo soprattutto nella scienza dei Hadith, i detti del profeta.

Scrisse l'immortale opera, in 110 volumi, "Bahar Al Anwar", una vera e propria enciclopedia dei detti del profeta e dei suoi sacri discendenti. Oltre a quest'opera scrisse anche 86 libri in Farsi e 73 libri in arabo.

 

a cura di Davood Abbasi

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