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Mercoledì, 11 Novembre 2015 07:31

Parte (33): i film iraniani a sfondo sociale realizzati sulle donne

Parte (33): i film iraniani a sfondo sociale realizzati sulle donne
Salve appassionati di Cinema, un cordiale saluto a tutti. Non perdete la puntata di oggi perchè vogliamo entrare in quel periodo della storia del cinema iraniano post-rivoluzionario, in cui si parla della donna in modo realistico ed in cui sono stati girati film di grande importanza.   ****** Nei primi anni ‘80 il ruolo della donna nei film iraniani era basato su una visione fin troppo tradizionale del loro ruolo. Di solito le donne avevano il ruolo della madre che con immensi sacrifici protegge gli altri e la sua famiglia. In molti film le donne rappresentavano l’immagine di un personaggio debole che in una società patriacale non aveva il coraggio di esprimere le sue opinioni o difendersi. In questi primi film post-rivoluzionari raramente i matrimoni finivano con il divorzio e le donne, in qualunque modo si comportassero i mariti, sopportavano e tenevano saldo il nucleo della famiglia. Se questa immagine “sacra” e sempre “virtuosa” della donna era anche ammirabile, come minimo possiamo dire che non era conforme alla realtà. Le donne intanto sono molto diverse tra di loro, e non sempre reagiscono allo stesso modo dinanzi agli eventi della vita. In più la vita della donna non aveva sempre gli stessi problemi ripetitivi mostrati nei film dei primi anni ’80. E così cambiò anche il ruolo e l’immagine della donna nei film iraniani. Un punto di svolta fu il film ”Madiyan” realizzato da Ali Jekan. La storia di questo film e’ quella di una donna di campagna che dopo la morte di suo marito deve badare alla famiglia e per questo incontra tante difficoltà. Tutta la sua ricchezza e’ una cavalla che suo fratello vuole toglierle con prepotenza. La donna  cerca di resistere in tutti i modi e così il braccio di ferro si trasforma in una lotta a costo della vita. In un contesto di assoluta povertà culturale ed economica, questo film mise a nudo la difficile situazione di una donna sola costretta a badare alla sua famiglia e a difenderne i diritti; al tempo il film provocò scalpore in Iran ed attirò anche l’attenzione di critici stranieri. ****** Dopo questo film, i registi iraniani cercarono di realizzare film sulle donne contemplando tematiche anche più materiali della loro vita. I film trattavano il tema dell’indipendenza economica delle donne , incoraggiavano la libera scelta del consorte nel matrimonio e cosi via…Questa tendenza si intensificò negli anni 90. In questi anni i film sulle donne erano per lo più concentrati su problemi psicoloci e sociali delle donne. Nacquero così i film soprannominati “intellettuali”, che non facevano grandi vendite ma che erano artistici e che trattavano questioni di grande importanza. Un esempio è il film ” Hamoon” (Deserto) realizato da Dariush-e-Mehrjuii. In questo film si parla di un giovane e turbolento intellettuale sottoposto ad un vero e proprio crollo emotivo dopo un disastroso divorzio dalla moglie, una bella e ribelle pittrice. In questo film il regista cerca di mettere a confronto il tentativo di un uomo e di una donna per riempire il vuoto venutosi a creare improvvisamente nella loro vita. Hamoon e’ considerato senza obiezioni uno dei capolavori cinematografici degli anni ’90 dell’Iran. Mehrjui nei suoi film successivi a sfondo sociale si concentra solo sulle tematiche inerenti alle donne e così esce la sua serie di film con nomi femminili: Banu, Pari e Leyla. Un altro regista che ha realizzato film sociali sulle donne e’ Mehdi Fakhimzadeh; nel film Hamsar (Partner), lui raffigura scherzosamente la vita di un uomo che è molto geloso della posizione di lavoro privilegiata di sua moglie. Il film ”Zinat”, del regista Ibrahim Mokhtari, e’ poi un altro grande punto di svolta; il film che ricostruisce una storia vera, quella di una donna iraniana dal nome ”Zinat Daryai”, ribadisce il diritto delle donne ad avere un ruolo attivo nella società; Zinat, vive in un luogo molto lontano e cerca di cambiare la vita della sua famiglia. Da quì in poi entrano in gioco le stesse donne, le registe che raffigurano ancora meglio la situazione della donna iraniana. La prima donna iraniana a realizzare un film dopo la rivoluzione islamica e’ Rakhshan-e-Bani-Etemad. La regista preferisce utilizzare le donne nel ruolo di protagonista. Tra i suoi film di successo possiamo nominare: Narges, Sotto la pelle della citta’, La sciarpa blu, e la Signora di Marzo. ****** Come in altre parti del mondo e’ entrato in qualche modo nel mondo del cinema anche il pensiero femminista. Questo pensiero, al contrario di quanto potrebbe apparire, non ha l’obbiettivo di migliorare le condizioni della donna nella società. Nell’ambito del cinema, i film di stampo femminista tendono a sopravvalutare ed esagerare le capacità della donna, un qualcosa che poi alla fine porta alla creazione di immagini surreali su di loro. Un secondo trend del cinema femminista e’ quello di raffigurare gli uomini come il male assoluto e di contrapporli, come dei nemici, alle donne. La regista iraniana che si ritiene ragionevolmente portabandiera del femminismo nel cinema iraniano è Tahmineh Milani. Nei suoi film gli uomini sono raffigurati in una maniera così negativa che alcuni critici la definiscono addirittura “anti-uomo”. In tutti i film di Milani tutti gli uomini sono rozzi, violenti, senza scrupoli, egoisti, bugiardi, irrascibili ed inaffidabili e sono sempre intenti a dar fastidio alle loro mogli, ai loro figli ed ai loro amici. Anche se i film di Milani sono impregnati di retorica femminista e sostengono di difendere i diritti delle donne, non sono mai stati premiati particolarmente, ne dalla critica, ne dalle vendite. Purtroppo pare che questa regista sia fin troppo attratta da certe teorie occidentali che ormai si son rivelate fallimentari persino in Occidente. Fereshteh Taerpour, e’ una produttrice cinematografica iraniana. Lei non condivide la visione esagerata e femminista del ruolo della donna ed afferma: “Io non credo nel femminismo, almeno in quella forma interpretata nella società occidentale. Credo che la posizione di ogni donna nella sua società debba essere determinata considerando anche le condizioni particolari della sua cultura. Il progresso della donna nella società iraniana, non significa che questa debba divenire tale e quale alla donna europea o americana. Ogni donna deve sapere che nella sua società, considerando le condizioni delle generazioni precedenti a se, come si deve comportare e come deve agire per poter raggiungere una condizione ideale. A mio avviso l’idea di libertà della donna che esiste nelle società occidentali non e’ assolutamente corretta”. Lei aggiunge: “La verità e’ che pure in Occidente ci sono discriminazioni molto pesanti tra uomini e donne che vengono celate ad arte dai media. L’altra grande ingiustizia dei media occidentali e’ quella di aver voluto celare le realtà sul progresso e la libertà delle donne musulmane iraniane”. ******

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