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Domenica, 25 Gennaio 2015 04:48

Parte (26): Cinema Iraniano, " Uno sguardo al cinema post-rivoluzionario"

Parte (26): Cinema Iraniano, " Uno sguardo al cinema post-rivoluzionario"
Nel nome di Dio. Gentili ascoltatori nelle puntate precedenti vi abbiamo parlato del genere cinematografico a sfondo sociale che si sviluppò in maniera particolare nell’Iran post-rivoluzionario, e cioè dal 1979 in poi. Oggi continua il nostro discorso su questo argomento; a tra poco! ****** Uno dei rami importanti degli studi cinematografici e’ la sociologia dell’arte ed in particolare la relazione intrecciata tra la società ed il cinema. La settima arte ha infatti la grande capacità di guidare ed orientare le menti e certe volte una storia proiettata nelle sale può addirittura cambiare le sorti di molte persone. A Hollywood, sin dai primi anni, venne inaugurato un centro per lo studio della relazione interattiva tra società e cinema che si occupò dello studio delle tecniche visive che potevano avere effetti sulla società ed il comportamento dell’individuo. La visione attenta e scientifica della società ha permesso al cinema mondiale di usare le sue capacità artistiche per aiutare la società e lottare contro i fenomeni negativi esistenti in esso. ****** Il cinema sociale in Iran si e’ sviluppato nel corso degli anni sulla base degli studi personali ed individuali dei registi che amavano questo genere. Considerando questa realtà e naturalmente la diversità della personalità e della preparazione dei registi che si sono cimentati in questo stile bisogna dire che il cinema a sfondo sociale in Iran ha avuto i suoi alti e bassi; alcuni registi hanno finito col disegnare in maniera surreale la società iraniana probabilmente per l’errore commesso nei loro studi e nelle loro analisi sulla loro società. L’esperienza dimostra che questi registi hanno saputo riprodurre solo l’immagine apparente della società iraniana mentre hanno fallito nel dare un’idea fedele delle dinamiche interne alla società. Nei primi mesi che seguirono alla rivoluzione islamica i film avevano un linguaggio fin troppo retorico che si concentrava solo sui motti della rivoluzione iraniana e su quelli di altre rivoluzioni verificatesi nel mondo. La folle aggressione di Saddam all’Iran cambiò però questo andamento ed i registi iniziarono ad impiegare la loro arte per mostrare alla gente le verità della guerra: di come gli iraniani, reduci da una rivoluzione e con un esercito a pezzi, erano costretti a resistere con grandi sacrifici ed abnegazione all’aggressione dell’esercito armato fino ai denti di Saddam, che veniva finanziato ed armato da tutte le potenze di allora, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica ai paesi europei.   I registi di questo periodo miravano a tenere alto il morale della gente che soffriva, che aveva le città bombardate e che si trovava in una situazione drammatica. Tra l’altro i registi dell’epoca realizzavano le loro pellicole con pochi soldi ma il punto di forza delle loro opere era il contenuto e la trama che rendeva brillanti i film dell’epoca; e’ interessante sapere che persino le vendite dei film nelle sale, al tempo, erano più consistenti rispetto ad oggi e per questo molti analisti credono che gli anni ’80 siano stati l’era d’oro del cinema iraniano. ****** Dopo la fine del conflitto Iran-Iraq nel 1988, il cinema iraniano si orientò verso la produzione di melodrammi sociali a sfondo amoroso; contemporaneamente si sviluppò anche il cinema comico. Il cinema a sfondo sociale e con temi amorosi fabbricò anche nella scena interna iraniana delle star amate dai giovani che aumentarono anche le vendite. Per esempio possiamo citare il film “Arus” (Sposa), realizzato dal regista Behrouz Afkhamì i cui protagonisti divennero le prime “star” del cinema iraniano. Poi ci fù l’onda dei film “della strada” nella quale i registi cercavano di mostrare e di mettere a nudo le realtà amare dei bassifondi della società. Registi come l’intelligentissima “Rakhshan Bani Etemad” o il grande “Rasoul Molla Qolì Pour” realizzarono opere di grande valore ed in seguito realizzò opere dello stesso genere Asqar Farhadì, che con il suo “Separazione” ha ottenuto per l’Iran il primo Oscar. In questi film che in Iran vengono detti del genere “della strada”, si parla di problemi come povertà, droga, problemi delle donne, e tutto viene visto dal cannocchiale della sociologia; quasi tutte queste opere hanno fatto uso di sociologi e attendibili studi inerenti ai fenomeni sociali che mostravano. “Javad Tusì”, famoso critico cinematografico iraniano afferma: “Il cinema sociale dell’Iran negli anni seguenti alla rivoluzione islamica si è sviluppato in maniera considerevole ma gli argomenti sociali di cui ha trattato molte volte hanno creato malintesi e sfiducia ed altre volte hanno trattato con troppa cautela temi acuti. La questione importante e’ che tutti devono riconoscere la necessità di trovare soluzioni ragionevoli ai nostri problemi economici, educativi e culturali; trovare queste soluzioni e’ dovere di tutti”. “Qual’è allora il ruolo della cultura e dell’arte? – prosegue Tusì. Non e’ forse proprio la soluzione dei problemi e la proposta di condizioni migliori per la società del proprio tempo? Chi, se non l’arte, può osservare con dedizione i fenomeni sociali e tentare di proporre una soluzione per questi e cambiare le realtà in un lasso di tempo relativamente corto? Certo e’ che in questo percorso bisogna evitare la retorica e bisogna realizzare analisi precise che possano dare l’effetto positivo sperato alle opere cinematografiche; ciò può avvenire facendo subentrare nelle trame l’esito degli studi sociologici. Se ciò avverrà il successo del cinema a sfondo sociale sarà garantito ed i nostri registi potranno raggiungere alte vette con questo genere”. ****** Purtroppo un problema del cinema sociale iraniano che molte volte ha fatto abbassare notevolmente il suo livello qualitativo è la produzione di film che pensano solo a soddisfare e divertire il pubblico. In queste opere in pratica la preferenza viene data non alla realtà e non al messaggio educativo ma al fatto che lo spettatore si possa divertire e per questo i fatti che si verificano sono sempre abbastanza inverosimili e c’e’ sempre il lieto fine ed un messaggio morale, che viene dato allo spettatore sul finale in maniera troppo rozza e troppo nuda, senza cioè la dovuta raffinatezza e quel carattere indiretto che e’ un requisito affinchè il messaggio possa toccare il profondo dell’anima dello spettatore. In questo cinema in pratica la sfida e’ poter vendere al massimo con un film confezionato a buon mercato e con bassa qualità. In quest’ambito si gioca soprattutto sui fattori come la pubblicità, la scelta di qualche “star” dal viso avvenente, la creazione nel film di immagini che mostrino vite di lusso o situazioni di vita ambite e quindi interessanti per le masse. Purtroppo molte volte opere di questo genere prendono addirittura il sopravvento su quelle veramente di valore e fanno la maggiorparte del mercato. Fortunatamente però l’onda del cinema sociale serio in Iran non si e’ ancora spenta ma e’ inutile negare che oggi e’ in un periodo di debolezza. ****** Come conclusione possiamo dire che negli ultimi anni il cinema a sfondo sociale dell’Iran nonostante i molteplici problemi ha raggiunto una posizione di prestigio sia all’interno che sulla scena internazionale. I registi che si cimentano oggi in Iran con questo genere si occupano in primo luogo dei problemi della società iraniana ma cercano di farlo con una visione “universale”, considerando cioè problemi e sentimenti che possono interessare gli esseri umani in qualsiasi nazione o luogo del mondo. “La Separazione” di Farhadì e’ un esempio lampante di questo approccio e di questo “stile” dei giovani registi iraniani ma non e’ sicuramente l’unico esempio. In generale, il futuro di questo genere nato dalla realtà e nell’ambito della storia contemporanea iraniana può dare grandi frutti e lascia ben sperare per il futuro. ******    

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