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Sabato, 03 Gennaio 2015 07:46

Parte (24): Cinema Iraniano, " Uno sguardo al cinema con lo sfondo sociale"

Parte (24): Cinema Iraniano, " Uno sguardo al cinema con lo sfondo sociale"
Cari amici, cominciamo la puntata di questa settimana con un caloroso saluto. Oggi daremo uno sguardo al cinema a sfondo sociale ed esamineremo le carattereristiche e le particolarita’ di questo genere. Mi raccomando, non mancate! ****** Se vogliamo definire il Cinema in Iran dobbiamo inquadrarlo sostanzialmente come un fenomeno cittadino dato che e’ nelle città che ha una diffusione visibile e completa. Nel periodo pre-rivoluzionario il genere dominante nel cinema iraniano era quello a sfondo sociale. Il professor Parviz Jalalì, sociologo iraniano, crede che il cinema debba essere esaminato come un riflesso della cultura della società. Come esempio egli cita il periodo del governo filo-occidentale della monarchia Pahlavì sull’Iran; lui spiega che negli anni ’50, con l’ingresso della cultura occidentale in Iran e l’accentuarsi della crisi sociale, vennero realizzati tanti film che cercavano di mostrare il contrasto tra la vita tradizionale degli iraniani e quella moderna e naturalmente cercavano di dare una immagine negativa della cultura e della vita tradizionali. A quel tempo, precisamente nel 1955, il critico cinematografico Nazerian nella rivista “Setare Sinama” (Stella del Cinema) scriveva: “Sfortunatamente o fortunatamente, il cinema e’ l’arte che si avvicina di più alla realtà e la gente che vede un film vuole vedere immagini che siano vicine alla vita reale. Io non so’ fino a quando i commediografi iraniani vogliono scrivere trame solo approposito dell’alcool e delle questioni passionali. Prendono le trame occidentali e le ambientano in Iran ma non comprendono che queste non riflettono la vita degli iraniani”. ****** Ma a questo punto dobbiamo chiederci in che condizioni era l’Iran prima della rivoluzione, visto che il cinema di questo periodo, secondo molti critici, non rispecchia la realtà della società del tempo. L’andamento sociale in Iran ha avuto alti e bassi notevoli dall’inizio del ventesimo secolo fino ad oggi. L’occupazione dell’Iran nel 1941 e poi il colpo di Stato del 1953 ad opera degli Stati Uniti impose alla nazione la monarchia della dinastia Pahlavi. Poi vi furono i moti rivoluzionari che portarono alla vittoria del popolo nel 1979 ma seguì l’aggressione al paese del folle Saddam che impose agli iraniani una guerra di 8 anni. Questi fatti hanno reso la storia contemporanea della società iraniana molto complessa e intricata e per questo anche il cinema iraniano ha reagito a modo suo in ognuno di questi periodi. Nel 1934 ad esempio venne proiettato nelle sale iraniane un film epocale intitolato “Haji Aqa Actor Sinema” (Ovvero il Haji, pellegrino della Mecca, attore del Cinema) nella quale insomma il cinema veniva presentato come simbolo della modernità e la tradizione iraniana veniva di fatto presa in giro. Nei diversi periodi la volontà e l’ideologia del governo al potere ha avuto il maggiore effetto sulle produzioni cinematografiche iraniane. I Qajar e dopo i Pahlavì controllavano con grande rigore ogni singolo film e di fatto favorivano la proiezione di film sulla base di particolari linee guida. Per quanto riguarda i film osè ad esempio la politica iniziale della monarchia di Persia era quella di prevenirne la proiezione ma dopo un periodo questa politica cambiò di 180 gradi e si favorivano appositamente i film che andavano in tale direzione. Venivano ostacolati invece i film che in qualche modo offrivano una immagine positiva delle tradizioni e dei valori della cultura irano-islamica. La censura poi andava a colpire senza pietà i film che avevano contenuti politici; le autorità erano libere di blocccare in qualsiasi momento la proiezione di un film qualora lo ritenessero contro gli interessi della monarchia. Nel corso della seconda guerra mondiale e durante l’occupazione britannica dell’Iran venne formato ufficialmente l’ufficio per la censura dei film che veniva guidato da un’esperta americana, Nilla Cram Cook. ****** Ma in queste condizioni quali erano i film che i registi iraniani realizzavano? A quel tempo i film-musicle dell’India e le commedie egiziane, anche se erano completamente privi di trame e tecnica accettabili venivano seguiti con entusiasmo dal popolo e per questo scimmiottare il loro stile era una via sicura per ottenere un guadagno sicuro. E così in Iran si venne a creare un genere incredibile che passò alla storia con il nome di “Filmfarsì” (Filmpersiano) e cioè che l’unica cosa che aveva a che fare con la società iraniana era la lingua, appunto il Farsi o il Persiano. Negli anni 60 e 70 il cinema iraniano progredì sotto il profilo della produttività e vennero realizzati oltre 100 film all’anno ma la maggiorparte di questi erano proprio di questo genere. Una delle particolarità dei film di quel periodo era la raffigurazione di personalità individualista e sole che nella società moderna non esistevano. Questi “eroi” dei film erano di solito bulli e un pò criminali ma erano anche capaci di fare opere di bene e di comportarsi con lealtà; erano un versione moderna di Robin Hood o degli antichi cavalieri Ayyar che vivevano in Persia. Questo “tipo” di personalità però venne imitato e riproposto a dismisura nei film iraniani; nemmeno un grande come Masud Kimiai, nel film “Qeisar”, riuscì a dare una figura migliore a questo tipo di personalità in voga nel cinema di quegli anni. Negli anni ’60 un’altra delle caratteristiche dei film iraniani che era stata imitata dai musicle indiani era quella delle botte e delle risse tra i personaggi e poi quello del canto delle canzoni. Gli eroi di questi film erano giovani dal fisico scolpito che erano forti ma avevano anche sentimenti molto teneri e che sapevano anche cantare bene. L’esempio lampante di questo tipico personaggio lo si può vedere nel film “Ghange Qarun” (Il tesoro di Qarun) opera del regista “Siamak Yasamì” che al tempo della sua proiezione ottenne il record di vendite. Negli anni ’60 però arrivarono nel cinema iraniano giovani registi che portarono quella che viene chiamata “Moje No” (Nuova Onda). Loro volevano criticare e parlavano dei veri problemi della società. Film cult di questo movimento fu “Gav” (Bue) di Dariush Mehrjui. Alla vigilia della rivoluzione islamica però la Nuova Onda venne soffocata di fatto nel sangue dato che lo Sha avviò in giro di vite incredibile contro i registi e bloccò ogni sorta di produzione critica alla situazione della società. In più alcuni registi cercarono di diffondere particolari pensieri ideologici che non erano amati dal popolo iraniano e per questo la gente prese poco alla volta le distanze dal cinema.  

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