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Giovedì, 27 Agosto 2015 11:41

Fiabe persiane (79): i quattro giovani in viaggio + proverbio "cio’ a cui hai pensato te, non era sfuggito nemmeno a me"

C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.
Si narra che in antichita' quattro persone si conobbero mentre viaggiavano. Uno era un principe che si distingueva per la sua personalita' nobile e per la sua lealta'. Il secondo era il figlio di un ricco commerciante che era visibilmente intelligente e astuto. Il terzo era un giovane dal fisico e dall'aspetto incredibili che attirava l'attenzione di chiunque; il quarto era il figlio di un agricoltore che era molto potente e forzuto.
I quattro si erano conosciuti sul tragitto e strada facendo ed ognuno di loro, per via di uno scherzo del destino, era divenuto povero e non aveva altro avere che i propri vestiti.
Loro camminavano e parlavano e cosi' iniziarono a discutere di lavoro e di guadagno.
Il principe inizio' a dire: "Nulla e' paragonabile al destino. È il destino che ti fa' ricco o povero".
Il figlio del commerciante disse: "Secondo me in primo luogo c'e' la ragione ed il pensiero. Si puo' superare ogni problema usando l'ingegno".
Il bel giovane disse: "Secondo me e' la bellezza che puo' aiutare nei momenti piu' difficili".
Il figlio dell'agricoltore disse: "Tutto cio' che avete detto e' importante ma sopra tutto questo c'e' lo sforzo e lo zelo. Con il lavoro si costruisce tutto e si guadagna il pane quotidiano".
Mentre camminavano videro in lontananza una citta'; furono felici perche' in quella citta' ognuno di loro sarebbe andato alla ricerca di fortuna.
Quando arrivarono in citta' il principe si rivolse al figlio dell'agricoltore e disse: "Allora, e' arrivato il momento di dimostrare cio' che dicevi. Vai e con il tuo zelo guadagna il nostro pane quotidiano; stiamo morendo di fame".
Il figlio dell'agricoltore accetto' e ando' in citta'. Capi' subito che trovare un lavoro era difficile e percio' usci' di citta', raccolse due grandi carichi di legno e li porto' al mercato.
Li vendette ad una moneta, un Dirham e con questa compro' pane e cibo per se ed i suoi amici. La sera torno' da loro e disse: "Non vi avevo detto. Con il lavoro e lo sforzo si ottiene sempre il pane quotidiano".
L'agricoltore scrisse sulla porta d'ingresso della citta' questa frase: "L'onesto lavoro di un giorno vale un Dirham".
Tutti insieme mangiarono in abbondanza e dormirono sazi.
L'indomani era il turno del giovane dal bell'aspetto. Il suo amico agricoltore gli disse: "Amico vediamo se riesci a sfamarci con la tua bellezza".
Il giovane si diresse verso la citta' ma era pentito di cio' che aveva detto. Come poteva guadagnarsi da mangiare con la sua bellezza? Ed in piu' c'erano anche i suoi amici che lo aspettavano.
Il giovane si sedette sotto un albero e si addormento'. Passo' di lui una ricca donna e quando vide quel giovane non riusci' a rimanere indifferente. Ordino' al suo servo di andarlo a svegliare e ad invitarlo a casa. Il giovane ando' alla casa della ricca signora e mangio' le migliori pietanze ed al momento del ritorno aveva con se' 500 Dirham. E cosi' scrisse sulla porta della citta' "Il lavoro di un giorno di bellezza e' 500 Dirham". Ed ai suoi amici porto' cibi ancora migliori di quelli del giorno precedente.
Il terzo giorno ando' in citta' il figlio del commerciante. Disse ai suoi amici: "Oggi sarete ospiti della mia intelligenza".
Il giovane ando' verso il porto della citta' e vide una nave che era giunta da poco. La nave era carica di merci ed il proprietario era sceso per vendere quelle merci alla migliore offerta.
I commercianti della citta' pero' avevano fatto combriccola e si erano messi d'accordo per offrire una somma molto bassa e poter acquistare ad un prezzo stracciato le merci.
I commercianti della citta' andarono e proposero il loro prezzo. Il proprietario della nave non accetto' e cosi' dissero: "Questo e' il nostro prezzo e nessuno comprera' ad un prezzo piu' alto. Noi andiamo e torniamo tra un ora. Forse cambierai idea".
Il giovane che aveva visto la scena ando' avanti e propose una somma superiore a quella degli altri. Ma disse: "L'unica condizione e' che ti posso pagare solo a mezzogiorno".
Un ora dopo, quando i commercianti della citta' andarono dal proprietario della nave sicuri di poter comprare a basso prezzo, lui disse loro di aver gia' venduto tutto. I commercianti che ebbero paura chiesero del cliente che aveva acquistato la merce. E cosi' andarono dal giovane; lui disse che voleva 200 mila Dirham per le merci altrimenti sarebbe andato in un'altra citta'. E cosi' accettarono e pagarono il giovane. La meta' della somma venne data al proprietario della nave e cosi' il giovane torno' dai suoi amici con 100 mila Dirham. Compro' cibi favolosi ed ando' da loro e sulla porta della citta', vicino alle iscrizioni dei suoi amici scrisse: "Il valore di un giorno di intelligenza e 100 mila Dirham". I suoi amici lo elogiarono e cosi' arrivo' il quarto giorno e tocco' al principe; lui aveva detto che tutto dipendeva dal destino. La mattina saluto' i suoi amici e si diresse verso la citta'.
 
***

Cari amici vi racconteremo la settimana prossima la seconda parte della splendida fiaba del Kalile' o Demne' che abbiamo iniziato oggi.
Ma ora tocca al proverbio persiano di oggi.
Il proverbio e' questo: "Cio' a cui tu hai pensato non era sfuggito nemmeno a me". Ma ora vediamo qual'e' la storiella popolare che secondo i persiano ha dato origine a questo proverbio.
Si narra che in antichita' c'era un uomo che vendeva stoffe. Ogni giorno prendeva il suo fagotto pieno di stoffe e girovagava per la citta' per trovare clienti. Ogni volta che si stancava si sedeva, metteva il fagotto per terra e si riposava un po'.
Un giorno d'estate, quando faceva tanto caldo, il venditore ambulante di stoffe si stanco' e sedutosi per terra penso' che non ce la faceva piu' ad andare avanti in quel modo.
Pensava a questo mentre si avvicino' a lui un cavaliere. Il venditore di stoffe gli chiese di aiutarlo e portare per lui per un pezzo il suo fagotto. Il cavaliere accetto' ma prima che gli venisse dato il fagotto, il venditore vide un coniglio e lo rincorse ma non riusci' ad acchiapparlo.
Tornando dal cavaliere penso' che pero' lui, con il suo cavallo avrebbe potuto prendere il fagotto delle stoffe e scappare. Per questo decise di non dire niente e tornare.
In questo spazio di tempo intanto il cavaliere aveva proprio deciso di rubare il fagotto con le stoffe.
Per questo quando l'uomo torno' gli disse: "Vabbene. Ora dammi il fagotto che ti voglio aiutare".
L'uomo disse: "No, ho cambiato idea, lo porto io".
Il cavaliere disse: "Ma mi fai pena! Non posso lasciarti senza aiuto".
A questo punto il venditore disse: "Cio' a cui hai pensato te, non era sfuggito nemmeno a me". E cosi' gli fece capire che aveva intuito che voleva rubare le stoffe.
E cosi' da quel giorno, in Iran, quando qualcuno vuole dire ad un'altro di avere gia' inteso cosa vuole fare gli si dice: "Cio' a cui hai pensato te, non era sfuggito nemmeno a me".

Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!

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