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Mercoledì, 12 Agosto 2015 12:51

Fiabe persiane (78): il suonatore d'arpa(2) + proverbio "si posson chiudere le porte della città, ma non le bocche della gente"

Nel nome di Allah che con Saggezza infinita, scrisse la fiaba che noi chiamiamo vita. Anche questa settimana è giunto il momento dell'appuntamento con la narrativa persiana e come sempre ci sono per voi prima un'antica fiaba persiana e poi la storia che ha dato vita ad un proverbio popolare persiano.
C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.
La volta scorsa vi abbiamo narrato di un suonatore d'arpa che visse tutta la vita suonando nelle feste e nei ricevimenti e traendo grande profitto dalla sua vita mondana. Quando invecchiò, però, le sue mani iniziarono a tremare e quindi non era più bravo come una volta e per questa nessuno lo ingaggiava più; il vecchio, caduto in disgrazia e ridotto in miseria, decise quindi di andare al cimitero della città e suonare lì la sua arpa, dedicando il suo suonare solo a Dio e non ad altri. Come abbiamo visto la settimana scorsa, il vecchio suonò e cantò dicendo "Allah, Allah" per ore ed alla fine si addormentò. Ma ora ecco il seguito della storia!
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Quando il vecchio suonatore d'arpa si era addormentato nel cimitero, dormiva anche il governatore della città. Qualcuno, parlò nel sonno al governatore della città e disse: "Noi abbiamo un servo dignitoso che un giorno era ben voluto dalla gente. Oggi è anziano e debole; alzati, prendi 700 denari d'oro del tesoro comune e portali da lui. Digli che ogni volta che finirà i soldi tu gli darai altri 700 denari. Fai in fretta, lui ora dorme nel cimitero".
Il governatore si svegliò di colpo. Era esterefatto e fino a quella notte non aveva fatto un sogno del genere. Raggiunse in fretta e furia la stanza del tesoro, prese i 700 denari e raggiunse il cimitero; lì guardò dappertutto e non vide nessuno, se non un vecchio dai vestiti consumati, che dormiva sulla pietra di una tomba.
Allora il governatore fu sicuro che "il servo dignitoso di Dio" era proprio quel vecchio. Andò avanti e lo scrutò bene; era proprio il suonatore d'arpa, colui che un tempo era l'uomo più noto della città ma che ora tutti avevano dimenticato.
Il governatore si avvicinò e tossì in modo da svegliare l'anziano. Il vecchio si alzò con difficoltà e si alzò dritto in piedi davanti al governatore. Quest'ultimo gli disse: "Ho una buona notizia per te. Sei uno dei servi meritevoli del Signore".
E quindi il governatore raccontò il suo sogno all'anziano. L'anziano iniziò a piangere e in quello stato rivolse le mani al cielo e disse: "O Signore! Io sono solo un servo debole. Non ho fatto nulla per te e la tua Benevolenza è solo per l'intensità del tuo affetto. Io ho suonato solo un pò l'arpa e tu mi hai pagato molto più di quanto mi pagavano da giovane".
Il vecchio parlava e piangeva ed all'improvviso sbattè per terra la sua arpa e la fece a pezzi. Il governatore gli chiese: "O caro anziano! Perchè hai rotto la tua arpa?".
L'anziano disse: "Per decenni quest'arpa è stata un velo tra me e Dio. Io suonavo l'arpa e credevo che fosse grazie a lei che guadagno; mentre oggi comprendo che in tutti quegli anni era Dio che mi dava di che vivere ma io non me ne accorgevo".
Il governatore allora gli disse: "Ascolta. Forse tu non te ne accorgevi, ma la tua arpa era al servizio del Signore, perchè tu con essa rallegravi i cuori della gente. Ed ora che hai compreso tutto, sei davvero un meritevole servo di Dio".
Quando le parole del governatore si conclusero, l'anziano musicista si sdraiò nuovamente su una tomba, chiuse gli occhi, e questa volta si addormentò per sempre.
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E dopo questa splendida fiaba del Masnavi Maanavi, o Poema Spirituale di Rumi, vi presentiamo il proverbio persiano di questa settimana.
Il proverbio è questo: "Si posson chiudere le porte della città, ma non le bocche della gente".
Ma per comprendere il significato di questo simpatico proverbio vi raccontiamo la storiella che lo ha originato.
Si narra che un giorno il saggio Luqman e suo figlio erano in viaggio. Strada facendo, Luqman, insegnava nozioni al figlio e gli spiegava come vivere. Tra le sue parole, Luqman, disse al figlio che se riteneva giusta un'azione, la doveva fare, e non temere le malelingue.
Il figlio chiese: "Che vuol dire padre?".
Luqman disse al figlio: "Ora ti faccio vedere con un esempio pratico".
I due avevano con se pure un asino. Luqman ordinò al figlio di salire sull'asino e disse: "Ora tra poco vedrai!".
Il figlio di Luqman procedeva a dorso d'asino e Luqman stesso aveva preso le redini dell'asino e procedeva a piedi.
Poco dopo passarono vicino ad una piantagione dove alcuni uomini stavano lavorando. Alla vista di Luqman e del figlio iniziarono a ridere e dissero: "Guarda che tempi bui. Il figlio giovane e forte è sull'asino mentre il padre anziano e debole è a piedi".
Il figlio disse subito: "Padre, hanno ragione".
E Luqman disse: "D'accordo, salgo io".
Andarono avanti e questa volta passarono accanto ad un villaggio. Lì li videro due persone che dissero: "Ma guarda guarda: che padre egoista! Lascia suo figlio a piedi e si mette sull'asino".
Luqman disse al figlio: "Vedi, anche questa volta ci hanno criticato. Facciamo qualcosa in modo che non ci critichi nessuno".
Il figlio disse: "E come facciamo?".
Luqman rispose: "Saliamo sull'asino tutti e due".
Allora andarono avanti un pò quando un'altra persona li vide e disse: "O santo cielo! Ma come può essere crudele l'essere umano! Due uomini grandi e grossi si fanno portare da un piccolo e gracile asinello!".
Luqman disse al figlio: "Allora salviamo l'asino dalla crudeltà".
"E cosa facciamo?", disse il figlio.
Luqman rispose: "Niente andiamo a piedi e nessuno si mette sull'asino".
Più avanti però due persone presero in giro nuovamente Luqman ed il figlio: "Guarda guarda questi sapientoni; hanno un asino ma sono a piedi tutti e due!".
Il figlio di Luqman perse la pazienza e chiese al padre cosa dovevano fare. Luqman gli disse allora che la gente non smetteva mai di criticare e che per questo, lui, gli aveva detto che se riteneva giusta un'azione, doveva farla senza tener conto delle maldicenze.
Luqman disse al figlio: "Ricordati! Si posson chiudere le porte della città, ma non le bocche della gente".
Da allora questo proverbio in Iran viene detto a chi viene criticato anche se sta compiendo un'azione utile e benefica.

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Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!
MUSICA

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