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Giovedì, 30 Luglio 2015 15:12

Fiabe persiane (77): il suonatore d'arpa + proverbio "Cerchi ancora le scarpe?"

Fiabe persiane (77): il suonatore d'arpa + proverbio "Cerchi ancora le scarpe?"
C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.Si narra che in passato viveva un giovane che era ineguagliabile nel suonare l'arpa e quando usava quello strumento, era come se tutto il Creato iniziasse a parlare della sua bellezza.
Il giovane, vista la sua bravura, era divenuto molto famoso e la gente, in tutta la città diceva che chi ascoltasse solo una volta la sua musica, non l'avrebbe più dimenticata. Alcuni pensavano che lui fosse un mago o usasse una qualche sorta di magia per creare un suono così delizioso e piacevole; persino gli uccelli si posavano nei suoi dintorni quando suonava l'arpa.
Oltre a suonare, lui cantava anche molto bene ed il suo canto aveva un effetto strano; chi era triste e lo ascoltava, ritrovava la gioia, ma chi era molto allegro ed ascoltava quel canto, s'immergeva in una dolce e romantica tristezza; una sorta di tristezza che però era piacevole.
Gli anni passarono ed il giovane musicista iniziò a invecchiare. Dopo tanti anni, perse la sua voce sublime, le sue mani tremanti non erano più in grado di maneggiare l'arpa con maestria e così tutti lo dimenticarono.
Nessuno lo invitava più al proprio ricevimento e nessuno gli dava più monete d'oro affinchè lui si esibisca. Era sopraggiunta la vecchiaia per il musicista e lui, che non sapeva fare altro che suonare, era caduto nella miseria più nera. Nessuno si ricordava più di lui, nessuno voleva sentire l'arpa suonata dalla sua mano tremante che non produceva un suono piacevole.
L'anziano si rivolse quindi al Signore e disse: "O Dio! Ora che il mio suonare non interessa più a nessuno, suonerò per te. So che sei il più Benevolo tra tutti i benevoli. So che sei Tu, Colui che dona ciò di cui hanno bisogno tutti gli essere nei cieli e sulla terra. Finora tu mi hai donato di che vivere. Ma cosa è successo? Perchè mi hai negato il mio pane quotidiano? Dio, mi rifugio in te perchè tranne te non ho rifugio. Lo so, ho suonato una vita per la gente e certo, questo è il destino che mi merito. Ma ora voglio solo suonare per te".
E così il vecchio prese la sua arpa, s'incamminò verso il cimitero della città e cantando "Allah, Allah" e piangendo, iniziò a suonare pensando solo al Signore. Anche se le sue mani tremavano, il pianto e la sensazione che aveva in se, donarono un tono "divino" alla sua voce. Lui suonò e cantò fin quando fu stanco e si addormentò su una tomba. Fu preso da un sonno profondo, di quelli che quando uno si sveglia, si scorda dove si trova.
Cari amici, proseguiremo a narrarvi la prossima volta questa splendida fiaba del Masnavi' Maanavi', il Poema Spirituale di Rumi.
 
***

Questa settimana vi presentiamo un'altro simpatico proverbio persiano.
Il proverbio è più o meno così: "Cerchi ancora le scarpe?". Ma ora vediamo cosa significa e quando viene usato; e così vi raccontiamo la storiella che secondo gli iraniani si nasconde dietro ad esso.
Si narra che nei tempi antichi in una città si tenne un grande ricevimento nella quale venivano ammessi sia nobili che gente comune, persino gli schiavi.
I nobili parlavano e gli schiavi ascoltavano in silenzio. I nobili si davano le aree per le loro ricchezze fino a quando uno di loro disse: "La miglior cosa nella vita è avere uno schiavo fedele e laborioso".
Un'altro chiese: "Perchè com'è il tuo schiavo".
E lui disse: "Intelligente, forte, astuto. Non ha mai fatto il fannullone in tutti gli anni che è stato con me".
"Ma come è possibile; io stesso molte volte faccio lo scansafatiche; come mai il tuo schiavo non è così?", disse il nobile.
Ed allora il nobile disse al suo schiavo: "Ora potrete vedere. Ragazzo, vai dal droghiere e compra del sale".
Lo schiavo uscì dalla porta e mentre lui era assente il suo padrone iniziò a spiegare.
"Lo conosco così bene che so cosa sta facendo. Ora ha già affrettato il passo. Va avanti e cammina sempre più veloce. Ora dovrebbe essere giunto alle terme pubbliche. Ora arriva al bazaar. Prende lì una scorciatoia per non perdere tempo tra la folla. Ora è giunto vicino al droghiere. Attende un attimo per riprendere fiato e parlare composto con il droghiere. Ecco ora gli chiede il sale. Sta pagando ed ecco che ora si è rimesso in moto. Ora corre per arrivare in tempo. È come se volasse. È vicino. Allora zitti perchè entrerà tra qualche istante".
Poco dopo lo schiavo bussò alla porta e si sedette vicino al suo padrone. Tutti i presenti gridarono "bravo" al ragazzo.
L'altro nobile disse allora al suo schiavo: "Impara da lui. Anche tu puoi agire allo stesso modo?".
E lo schiavo rispose: "Se me lo chiede lei io posso fare anche meglio".
Ed allora il suo padrone gli disse: "Vai da Shams, il calzolaio, e digli di farmi un paio di scarpe".
Lo schiavo uscì ed il suo padrone cercò, come aveva fatto l'altro nobile, di immaginarsi il suo movimento nella strada e di prevedere fase per fase le sue azioni. Quando finì di descrivere le sue azioni allora disse superbo: "Schiavo, dove sei?".
Lo schiavo entrò e disse: "Sì, dica!".
L'uomo disse: "Vedete! È già tornato!".
Lo schiavo lo contraddisse: "Ma se non sono nemmeno partito!".
"Ma allora cosa hai fatto tutto questo tempo?", chiese il padrone.
"Nulla, quì fuori ci sono tante scarpe ed io stavo cercando le mie".
E così da allora, quando qualcuno fa lo scansafatiche, in Iran, lo si prende in giro dicendogli: "Cerchi ancora le scarpe?".

Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!
 

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