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Mercoledì, 15 Luglio 2015 09:06

Fiabe persiane (76): l'anziano che aveva sempre debiti + proverbio "Peccò a Balkh un fabbro, tagliarono la testa a Shushtar ad un lavoratore del rame"

Fiabe persiane (76): l'anziano che aveva sempre debiti + proverbio "Peccò a Balkh un fabbro, tagliarono la testa a Shushtar ad un lavoratore del rame"
C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.
Si narra che in tempi antichi viveva un uomo anziano che era sempre debitore alla gente. Era generoso e benefattore, ma aveva il vizio di essere spendaccione. Spendeva tutto quello che guadagnava e poi, andava da persone ricche e di prestigio, si faceva dare somme considerevoli di denaro in prestito e le spendeva interamente per aiutare i bisognosi. Il vecchio non poteva restituire le somme ma visto che donava soldi in abbondanza ed in continuazione, chi gli prestava soldi credeva che fosse ricco e che fosse in grado di restituire le somme prese in prestito. Nessuno sapeva che l'uomo era povero e che non aveva nulla.
Il vecchio aveva trascorso tutta la sua vita in quel modo ma non si faceva prestare mai più di una volta dei soldi da un ricco. Per questo, per continuare a vivere, era sempre a caccia di persone benestanti. Il vecchio si vestiva da gran signore e per questo nessuno pensava che non restituisse il suo debito. Il vecchio diceva ai suoi creditori che avrebbe restituito loro i soldi presto o tardi, e loro si fidavano di lui. Solo Dio ed il vecchio sapevano che in realtà lui non aveva nulla e viveva di prestiti.
Trascorsero gli anni ed alla fine il vecchio si ammalò e stava per morire. La notizia si diffuse e coloro che gli avevano prestato dei soldi, si affrettarono ad andare a casa sua per riprendere i propri soldi.
Giunti al capezzale del vecchio, i ricchi signori, iniziarono a chiedere i propri soldi. L'uomo li tranquillizzò dicendo che avrebbe pagato tra pochi minuti. I creditori erano seduti e guardavano il vecchio.
L'anziano udì all'improvviso la voce di un ragazzo che per strada vendeva dei dolci. L'anziano chiamò subito il suo servo e gli disse in un orecchio: "Vai e compra tutti i dolci di quel ragazzo. Per noi è meglio che i creditori si mettano a mangiare e così si distraggano per un pò. Anche se mi vorrebbero cavare gli occhi, sono sempre ospiti e bisogna accoglierli. In più quando vedranno i dolci penseranno che la promessa di restituir loro i soldi è vera".
Il servo si allontanò in fretta e fece come gli era stato ordinato. Comprò tutti quei dolci per metà di una moneta d'oro, senza pagare, e li portò dentro. Il ragazzo che li vendeva entrò felice e pose il vassoio in mezzo alla stanza aspettando che i suoi dolci venissero consumati. Così poi poteva riprendersi il vassoio ed anche la mezza moneta d'oro.
Ma vi narreremo la prossima settimana il seguito di questa storia. Per ora vi salutiamo e vi diamo appuntamento a domani!

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Il proverbio persiano che vi presentiamo oggi è famosissimo e molto diffuso tra gli iraniani. "گنه کرد دربلخ آهنگری ، به شوشتر زدند گردن مسگری"
(Gonah Kard dal Balkh Ahanghari, be Shushtar zadand ghardane mesghari)
che vuole dire: "Peccò a Balkh un fabbro, tagliarono la testa a Shushtar ad un lavoratore del rame".
Come premessa dobbiamo spiegare che Balkh è una città della Persia antica e dell'odierno Afghanistan mentre Shushtar era ed è ancora oggi una città dell'Iran.
Ma vediamo qual'è la storiella che ha generato questo simpatico proverbio.
Tanto tempo fà in un villaggio viveva un uomo che faceva i ferri per i cavalli ed i muli ma aveva un carattere molto scontroso.
Un giorno l'uomo si rifiutò di fare i ferri per un mulo. Disse al proprietario: "Va e torna domani. Oggi non ho voglia di lavorare".
Ed il proprietario del mulo disse: "Se non hai voglia te ne devi stare a casa. Allora perchè hai aperto la bottega?".
I due iniziarono a bisticciare ed alla fine il fabbro che faceva i ferri da cavallo uccise l'altro uomo. La gente prese il fabbro e lo portò dal giudice della città per farlo condannare.
Il giudice disse che doveva pagare con la vita. L'uomo implorò clemenza ma non c'era nulla da fare.
Fino a che uno degli abitanti del villaggio disse: "O giudice! Ma se uccidete lui chi farà i ferri per i nostri animali? C'è solo lui che sa fare questo mestiere in questo villaggio".
All'improvviso sempre più gente si unì al coro e tutti chiesero perdono per l'uomo.
Il giudice disse: "Avete ragione! Ma allora qualcuno deve pagare per questo crimine. Che ne dite, impicchiamo il commerciante per il suo peccato?".
E la gente disse: "No perchè pure di commerciante ne abbiamo solo uno".
Il giudice chiedette: "Ditemi un pò quanti sono i Tun Tab?".
Quì bisogna spiegare che Tun Tab è l'antico termine persiano che indica la professione di coloro che gettavano la legna nel fuoco nelle terme per mantenere calda l'acqua.
La gente disse: "Di Tun Tab ne abbiamo due, quindi ne possiamo impiccare uno".
E così la gente prese per forza uno dei poveri Tun Tab e lo portò dal giudice. Il poverino che capì cosa stesse succedendo disse: "Peccò a Balkh un fabbro, tagliarono la testa a Shushtar ad un lavoratore del rame".
In generale, in Iran, si usa questo proverbio quando si vuole dire che una ingiustizia è stata compiuta e qualcuno è stato punito per la colpa di qualcun'altro.
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Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!

a cura di Davood Abbasi

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