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Mercoledì, 20 Maggio 2015 10:31

Fiabe persiane (75): Hatam Tai ed il condottiero yemenita (seconda parte) + proverbio "Il prezzo del fumo del Kebab, è il rumore dei denari"

Fiabe persiane (75): Hatam Tai ed il condottiero yemenita (seconda parte) + proverbio "Il prezzo del fumo del Kebab, è il rumore dei denari"
C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno. Nella puntata precedente abbiamo narrato che in Yemen viveva un condottiero ed un governatore ricco, forte e coraggioso che donava molto ai poveri ed ai bisognosi ed ambiva al fatto di essere conosciuto come l'uomo più generoso del mondo; in questo però non riusciva dato che tutti ritenevano Hatam Tai, una persona povera, ma molto generosa, al di sopra di lui.
Abbiamo detto che alla fine, stanco di questa situazione, il potente governatore yemenita mandò un suo generale nella terra lontana dove viveva Hatam Tai ed ordinò lui di ucciderlo. Il generale giunse di notte e venne accolto con grande affetto e bontà da un giovane del luogo. L'alba del giorno seguente il generale ringraziò lo sconosciuto ed uscì di casa per completare la missione affidatagli. Ma ora ecco il seguito della storia...

***

Prima che il generale possa uscire di casa, il saggio e affettuoso giovane che lo aveva accolto in casa sua la notte, gli disse: "Perchè non ti fermi qualche giorno a casa mia?".
Il generale disse: "Leale e generoso amico! Non dimenticherò mai la tua ospitalità ma ho una missione importante da compiere. Vorrei rimanere ma devo fare il mio lavoro e ho fretta".
Il giovane chiese di dirgli quale fosse la sua missione, perchè forse lui avrebbe potuto aiutare.
Il generale pensò tra se e se che quel giovane appariva molto intelligente ed era una di quelle persone che faceva di tutto per il proprio ospite. Il generale era sicuro che poteva svelare a quel giovane la sua missione segreta e perciò disse: "Senti, tu conosci Hatam Tai? Dicono che sia una persona molto generosa. Il governatore dello Yemen mi ha chiesto di portargli la sua testa. O giovane affettuoso, tu sei stato molto ospitale nei miei confronti, se mi indicherai pure chi sia Hatam Tai non dimenticherò mai il tuo favore".
Il giovane uomo sorrise e disse: "Hatam Tai sono io. Compi la tua missione e staccami la testa".
Il generale, stupefatto, non riusciva a credere ai suoi occhi. Come poteva, una persona, chiedere di essere uccisa.
Hatam Tai riprese a parlare: "Dai, fai in fretta e non perdere tempo. Prendi la tua spada e uccidimi. Ti ricordo che se la mia tribù comprenderà quello che vuoi fare potrebbe crearti dei problemi. Staccami la testa e scappa, prima che si faccia giorno".
Il generale pensò: "Ma che uomo è questo. È così generoso che è pronto a dare la vita per soddisfare il suo ospite".
Hatam mise la testa per terra per agevolare l'azione del generale e fare sì che lui gli staccasse la testa.
Il generale cadde per terra ed iniziò a piangere e a baciare le mani ed i piedi di Hatam Tai.
Hatam gli disse: "Ma cosa fai? Sbrigati! Ti sei dimenticato della tua missione?".
Il generale disse: "No, io non posso farti del male. Un uomo come me non può farlo". Abbracciò e baciò Hatam e tornò da dove era venuto.
L'invidioso governatore dello Yemen attendeva impaziente il ritorno del suo emissario e quando lo vide a mani vuote capì che non era riuscito nel suo incarico. Quindi ordinò al generale di raccontare quello che era successo.
Il generale disse: "O grande e generoso comandante! Nessuno mi ha aggredito e non c'è stato combattimento. Sono andato facilmente nella tribù dei Toi ed ho trovato subito Hatam Tai. Lui mi ha accolto con generosità e quando ha saputo della mia missione, mi ha offerto la sua vita affinchè io possa condurre la mia missione. Devo dire che mi ha sconfitto con la spada della bontà e della saggezza".
Il governatore dello Yemen pensò un pò e dopo ebbe la sensazione di non nutrire più invidia per Hatam Tai. Anche lui sentiva in se una sensazione di ammirazione per quell'uomo. Ed allora disse: "Hatam Tai è veramente degno del titolo di uomo più generoso della Terra". (Saadì-Bustan)

***

E dopo questa splendida fiaba del Bustan di Saadì passiamo al proverbio persiano di questa settimana.
In Iran si dice: "Pule dude Kabab, sedaye sekkast", ovvero "Il prezzo del fumo del Kebab, è il rumore dei denari". Ma vediamo qual'è la storiella che secondo l'immaginario popolare persiano ha dato vita a questo proverbio.
Un giorno un uomo povero camminava per le strade del bazaar della città. Era mezzogiorno e l'uomo aveva fame ed avrebbe voluto mangiare qualcosa di buono; aveva un pezzo di pane duro e cercò di mangiucchiarlo un pò, ma quella pietanza non lo soddisfaceva. All'improvviso sentì il profumo invitante del Kebab e lo seguì fino ad arrivare al negozio dove veniva cucinata la deliziosa pietanza. C'erano persone sedute lì che mangiavano pane e Kebab con grande appetito.
Il povero uomo pensò allora di fare qualcosa. Prese il suo pane duro e lo prese sopra il fuoco su cui stavano i Kebab. Il fumo del Kebab diede un sapore diverso al suo pane indurito e così l'uomo ebbe la sensazione di mangiare pane e Kebab. Era assorto nel suo fantasticare quando qualcuno gli diede una pacca sulle spalle e gli disse: "Che fai?".
Era il proprietario del negozio. "Come vedi sto mangiando il mio pane col fume del Kebab", disse l'uomo povero.
"E chi te lo ha permesso", disse il proprietario.
"Ma perchè ci vuole il permesso pure per questo. Tanto il fume si perde nell'aria. Io lo uso per dare un'aroma al mio pane".
Ed il proprietario disse: "Fai molto male! Io lavoro e tu stai quì a mangiare pane e Kebab senza pagare nemmeno un soldo?".
L'uomo disse: "Ma cosa dici? Non è pane e Kebab. È pane e fumo di Kebab".
Il proprietario disse: "O paghi, o ti denuncio al giudice della città".
L'uomo povero disse: "Non mi fai paura con queste minacce! Se io avessi soldi comprerei direttamente il Kebab e non mi metterei a mangiare il pane col fumo del Kebab".
E così il proprietario del negozio e l'uomo povero andarono dal giudice della città. Il giudice dopo aver ascoltato bene disse al negoziante di lasciare stare. Il negoziante però disse che voleva i soldi.
Allora il giudice si rivolse all'uomo povero e gli disse se aveva soldi. L'uomo povero disse che tutti i suoi averi erano solo 3 soldi. Il giudice si fece dare quei soldi e li gettò per terra e dopo disse al negoziante: "Ecco fatto, ecco sanato il conto".
Il negoziante volle prenderli da terra ma il giudice riprese i soldi e li restituì all'uomo povero e disse: "Ah no! Per pagare il fumo del Kebab basta il suono dei denari e non ci vogliono i denari stessi! Sei stato pagato, ora vattene!".
Da allora in poi, in Persia, quando qualcuno reclama di essere pagato senza aver fatto o dato nulla gli si dice: "Il prezzo del fumo del Kebab, è il rumore dei denari".

Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!



a cura di Davood Abbasi

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