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Sabato, 13 Dicembre 2014 11:15

Fiabe persiane (73): lo sciacallo Shahar (seconda parte) + proverbio "batto il tamburo oggi ma il suono si sentira' domani"

Fiabe persiane (73): lo sciacallo Shahar (seconda parte) + proverbio "batto il tamburo oggi ma il suono si sentira' domani"
C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.
Nella puntata precedente vi abbiamo narrato la prima parte della storia di Shahar, lo sciacallo devoto e saggio che divenne consigliere del leone, il re della giungla ma a patto che quest'ultima, qualora un giorno si arrabbiasse con lui, indagasse su Shahar prima di ordinarne la punizione.
La settimana scorsa abbiamo visto che i cortigiani, che erano invidiosi di Shahar, organizzarono un complotto sperando che il leone ordinasse l'uccisione di Shahar. Ma ora il seguito della fiaba tratta dall'opera Kalilè o Demnè.

***

Shahar aveva consegnato alle cucine, come ogni giorno, un pezzo di carne affinchè venisse preparato per al colazione del leone. Il lupo e gli altri invidiosi però rubarono la carne e la nascosero nella stanza di Shahar e poi, quando il leone chiese perchè la sua colazione non fosse arrivata, il lupo gli disse che quella mattina Shahar non aveva portato la carne in cucina e l'aveva messa nella sua stanza.
Il leone rimase sbalordito e chiese il perchè. Il lupo disse di non sapere il perchè ma consigliò che qualcuno venisse mandato nella stanza di Shahar per vedere se davvero la carne è lì. Il leone accettò e disse che se dopo le indagini di apprendeva che lui lo aveva tradito in quella maniera, la sua punizione sarebbe stata esemplare.
Il lupo approfittò della situazione e disse che su Shahar si dicevano da tempo molte cose brutte, ma lui non aveva mai fatto caso a queste.
Il leone convocò subito Shahar. Quando lo sciacallo devoto arrivò gli chiese perchè non avesse ricevuto la colazione quella mattina.
Shahar disse che aveva consegnato come ogni mattina la carne alle cucine. A quel punto il leone ordinò la perquisizione della stanza di Shahar; a quel punto la carne nascosta dal lupo e dalla sua banda venne ritrovata. Il leone gridò dalla rabbia e chiese a Shahar cosa aveva da dire in sua difesa. Shahar disse che l'aveva consegnata con le proprie mani al cuoco. Ma il cuoco, che era della banda del lupo, testimoniò il falso e disse che Shahar non gli aveva dato della carne, quella mattina.
Il leone allora gridò dalla rabbia ed ordinò che Shahar venisse imprigionato affinchè lui potesse riflettere sulla punizione da infliggere a lui. Shahar cercò di ricordare al leone la sua promessa, che avrebbe prima riflettutto per bene prima di punirlo ma il leone, gridando non lo lasciò parlare e lo fece portare in prigione.
Il leone, rimasto solo con il lupo camminava nervosamente.
Il lupo che voleva ottenere la pena capitale per Shahar iniziò a dire: "O sire! Come le dicevo è da tempo che io ed i miei amici abbiamo compreso che lui è un traditore; ma avevamo paura di dirvelo. Non è più possibile perdonarlo; se voi lo perdonerete tutti troveranno il coraggio per tradirvi".
Il leone disse: "Certo! Presto gli infliggerò una punizione esemplare".
Il lupo disse ancora: "Per me ed i miei amici era strano vedere che una persona intelligente come lei non comprende che questo sciacallo ha loschi scopi. Credo che ormai ucciderlo sia la cosa giusta da fare".
Il leone annuì e disse: "Certo, certo! Molto presto. Ma ora voglio rimanere solo. Voglio decidere sulla sua pena".
Il lupo lasciò felice la sala del trono ed il leone rimase solo a riflettere.
La vicenda di Shahar si diffuse presto in tutta la giungla e pure la madre del leone seppe del caso. La madre capì che c'era qualcosa che non andava in quella storia e si recò in fretta da suo figlio. Quando arrivò da lui il leone era solo e triste. La madre lo guardò con affetto e disse: "Sei solo figlio mio?".
"Sì, ho bisogno di essere solo. Così possono decidere meglio", rispose il leone.
"Sono venuta proprio per aiutarti a decidere", disse la madre. "Ho saputo del fatto. Tu pensi che sia stato Shahar a prendere la carne?".
"Sì", disse il leone.
"Sei sicuro", chiese la madre. Ed allora il leone fece silenzio. Quindi la madre proseguì: "Il tuo silenzio dimostra che hai deciso in fretta. Si dice che un re diventa grande solo con pazienza e saggezza. Devi sapere che gli invidiosi possono organizzare un intrigo contro chiunque. Mi stupisco che tu abbia accusato, per un pò di carne, uno sciacallo saggio e devoto come Shahar. Ti sei scordato che Shahar non mangia carne. Hanno organizzato un complotto contro di lui per rovinare la sua immagine davanti a te".
A questo punto uno dei guardiani di corte si fece avanti e disse: "O sire! Vostra madre ha ragione. Io ho visto tutto. Shahar è innocente. Io so chi è stato a organizzare questo piano e tra loro ci sono anche il lupo ed il cuoco".
Il leone capì di aver sbagliato. Ringraziò Dio per avergli dato la possibilità di capire in tempo la verità. Il leone baciò la mano della madre ed allora si ricordò della promessa fatta a Shahar. A quel punto ordinò ai suoi soldati di portare subito Shahar da lui. Quando lo sciacallo arrivò il leone si vergognò e disse: "Io non ho rispettato i patti e ti ho mandato in carcere da innocente e mancava poco che ordinassi la tua uccisione. Come posso scusarmi con te".
Shahar disse: "I peggiori amici sono quelli che ti lasciano soli nel momento del bisogno e che preferiscono questa vita all'altra. Questi amici sono numerosi intorno ad ogni persona. Ciò che è accaduto oggi a me è chiaro per tutti. Mi auguro che il grande re mi perdoni se gli dirò che d'ora in poi, quì, non mi sento più al sicuro. D'ora in poi dovrò sempre temere che il re dubiti di me o meno".
Il leone interruppe le sue parole e disse: "No, oggi ho compreso la verità su di te ed ho anche scoperto l'invidia dei maligni nei tuoi confronti. Sii sicuro che da oggi in poi il mio bene nei tuoi confronti aumenterà di cento volte e sarò così affettuoso con te da farti dimenticare ciò che è avvenuto oggi. Fino ad oggi vedevo le cose in un modo ma da oggi, grazia a mia madre, ho imparato a vederle in un modo nuovo".
Shahar capì che si poteva fidare e rimase lì. Il lupo e la sua banda vennero arrestati e pagarono con la vita le loro malefatte.
***

E dopo questa bellissima fiaba vi presentiamo il proverbio persiano di questa settimana: "Io batto il tamburo ora, ma il suono si sentirà domani". Ora vi narriamo la storiella che ha originato questo spiritoso proverbio per farvi comprendere il suo significato.
Si narra che in una città c'era una villa sontuosa piena di mobili e suppellettili di gran valore. Un ladro che era al corrente di questo decise di rubare in quella villa. Girò intorno alla villa per alcuni giorni ed alla fine capì che per qualche giorno i suoi inquilini sarebbero stati assenti perchè in viaggio.
E così una sera, quando la villa era vuota, il ladro iniziò a scavare nel muro che stava dietro alla costruzione per aprire un varco ed entrare in essa. Il muro era fatto di pietre e nonostante la premura del ladro, lo scavo faceva un pò di rumore. Per questo, un vagabondo che dormiva fuori le notti, e che quella sera aveva trovato rifugio sotto un albero nei paraggi, venne svegliato da quei rumori e seguendone la fonte si avvicinò al ladro. Il ladro prima scappò coi suoi utensili ma poi, quando vide che si trattava di un uomo povero tornò a lavorare indifferente. In più si rivolse all'uomo e disse: "Che fai quì a quest'ora della notte. Non hai casa?".
L'uomo rispose: "Se avessi casa non mi troverei quì. Dì tu piuttosto, cosa stai combinando".
Il ladro disse: "Come vedi sto lavorando. Non sono mica uno scansafatiche come te".
L'uomo povero, che cercava un lavoro disse: "Non ti serve un aiutante?".
Il ladro disse: "No, tu non mi puoi aiutare".
Il povero insistette: "Ma perchè, cosa fai tu di tanto difficile".
"Ah, non vedi, batto un tamburo...".
Il povero disse: "E perchè batti un tamburo?".
"Ma come non lo sai", disse il ladro.
"Non so che cosa", rispose il povero.
"Domani quì si celebra un matrimonio. Ed io mi sto allenando per poter battere bene il tamburo domani", disse il ladro.
Il povero chiese: "È il tuo matrimonio?".
Il ladro disse: "Nossignore. Io suono il tamburo".
Il povero disse allora: "Scusa, ma che razza di tamburo è questo. Non fa rumore".
Ed allora il ladro disse: "Il mio tamburo è differente dagli altri. Io batto il tamburo ora, ma il suono si sentirà domani".
Da allora, in Iran, quando si vuole dire a qualcuno che in futuro dovrà affrontare le coseguenze delle sue azioni gli si dice: "Io batto il tamburo ora, ma il suono si sentirà domani".

Siamo scesi e c'era acqua, siamo saliti e c'era cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!

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