Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Venerdì, 28 Febbraio 2014 07:45

Fiabe persiane (64): il derviscio dal cuore sapiente+proverbio: "il suo pane non scende giu' dalla sua stessa gola"

Fiabe persiane (64): il derviscio dal cuore sapiente+proverbio: "il suo pane non scende giu' dalla sua stessa gola"
Nel nome di Allah che con Saggezza infinita, scrisse la fiaba che noi chiamiamo vita. C'era taluno, non c'era qualcuno, oltre al buon Dio non c'era nessuno.

 

Si narra che un'uomo timorato viveva una delle città delle regioni della Persia, quella del Fars. Lo chiamavano "il derviscio dal cuore sapiente", e tutti lo rispettavano per la sua bontà.

Un anno decise di partire per effettuare il pellegrinaggio alla Mecca, un dovere per ogni musulmano che ne abbia la possibilità, almeno una volta nella vita. Decise di partire solo per poter vedere, strada facendo, anche i luoghi più interessanti. Il rito del pellegrinaggio iniziava in estate e perciò l'uomo partì il primo giorno della primavera. L'anziano aveva con se un leggero fagotto che portava sulle spalle. Camminava di giorno e si riposava di notte nei villaggi per la strada.

Nel terzo giorno del cammino giunse ad un caravanserraglio abbandonato che era il nascondiglio di una banda di briganti. I ladroni furono felici alla vista del vecchio. Erano sicuri di potergli rubare qualcosa visto che lui non poteva certo difendersi.

Quando venne circondati dai briganti il vecchio gettò per terra il suo bastone e disse: "Aspettate un momento! Io sono solo e debole e voi siete uomini forti e robusti. Vi chiedo solo di ascoltare prime le mie parole e poi fare quello che volete".

I ladroni dissero: "Non sprecare il tempo con l'inganno. Non riuscirai a scappare".

L'anziano disse: "Non vi voglio ingannare. Io non ho tanti soldi e i miei vestiti lacerati non vi possono servire. Io sono un derviscio e sono partito da casa per effettuare il pellegrinaggio della Mecca. Disturbare me non è azione degna di voi. È vero che siete ladri, ma io spero che abbiate ancora dignità. Andate e rubate a chi è ricco. Usare la forza contro di me è una vigliaccheria".

Uno dei ladri rispose: "Hai visto! Tu vuoi ingannarci e scappare. Per noi sarebbe vergognoso farci ingannare dalle tue parole. Noi rubiamo tutto quello che possiamo. Se avessimo voluto distinguere il bene dal male, avremmo lavorato dignitosamente come le altre persone".

"Il derviscio dal cuore sapiente" disse allora: "Va bene! Ora che non volete ascoltare parole giuste, ecco a voi io mio fagotto che contiene un pò di soldi e dei vestiti. Prendete e lasciate che io prosegua il mio cammino verso la Mecca".

Il capo dei ladroni disse: "Ma che sempliciotto sei. Credi di avere a che fare con dei bambini. Se ti lasciamo andare vivo andrai a rivelare a tutti il nostro nascondiglio e gli altri cercheranno di coglierci alla sprovvista e di arrestarci. È meglio che fai testamento e ti prepari alla morte".

L'anziano disse: "Voi potete uccidermi ma versare sangue innocente non sarà di buon auspicio per voi. Verrete puniti dalla giustizia molto presto".

I ladri si misero a ridere e dissero: "Ma quale giustizia? Chi vuoi che metta in atto la giustizia in questo deserto. Chi testimonierà contro di noi? Non c'è nessuno quì oltre a noi e te".

L'anziano perse le sue speranze e così mentre veniva aggredito guardò alcuni corvi che erano sopra la sua testa e gridò: "O corvi siate voi testimoni di questa ingiustizia".

I ladri uccisero il povero anziano e continuarono a ridere e a dire che quello stupido vecchio chiedeva ai corvi di testimoniare contro di loro.

Il giorno dopo il corpo esanime dell'anziano venne ritrovato da una carovana di passaggio e tutti vennero informati di quella dolorosa notizia. La gente del suo villaggio organizzò per lui un funerale e tutti piansero per quell'uomo così buono che era stato ucciso senza aver fatto nulla.

Trascorse un anno e si fece di nuovo primavera. Gli iraniani, nel tredicesimo giorno della primavera hanno il rito di uscire di casa e di trascorrere l'intera giornata in natura.

Tutta la gente della zona si era riunita in una regione verde e tutti, compresi i ladri, la cui identità non era risaputa dagli abitanti del villaggio, erano coricati sotto un grande albero e parlavano e scherzavano allegri.

Un gruppo di passeri si posò sull'albero che li sovrastava ed iniziò a cinguettare. I ladri allora si ricordarono del "derviscio dal cuore sapiente" e si misero di nuovo a ridere. Iniziarono a dire ad alta voce: "che stupido derviscio, chiedeva agli uccelli di salvarlo", un'altro diceva: "altro che dal cuore sapiente, dal cuore stupido" e così via.

I ladri però non avevano fatto caso al fatto che si trovavano in un luogo affollato. La gente che sentì loro dire quelle parole si insospettì ed andò a chiamare il governatore della città che mandò i suoi soldati ad arrestarli.

I ladri, dopo un interrogatorio, furono costretti ad ammettere la loro colpa e vennero castigati con la pena che si erano meritati.

E così, i testimoni chiamati in causa dal buon vecchio, riuscirono a testimoniare alla perfezione. (KALILE o DEMNE)

***

E dopo questa splendida fiaba del Kalile o Demne passiamo al proverbio persiano di oggi ed alla storiella che lo ha originato.

"Il suo pane non scende giù dalla sua stessa gola". Ma vediamo un pò cosa significa questo proverbio.

Si narra che in tempi molto remoti viveva un mendicante nonvedente che non si nutriva anche se riusciva a raccimolare una buona quantità di soldi. Era avido ed aveva un sacco dove metteva i suoi soldi e portava sempre con se il suo sacco.

Un giorno un uomo senza cuore vide il mendicante e decise di rubargli il suo sacco di denaro. Aspettò che la strada si svuotasse di passanti ed allora con un guizzo, strappò di mano al mendicante il sacco e se la diede a gambe. I giorni passarono ed il mendicante era addolorato mentre il ladro era felice e contento.

Un giorno il ladro pensò: "Quel mendicante nella sua vita non aveva mai fatto uso dei suoi soldi. Non aveva consumato nemmeno un solo pasto decente. Voglio preparare un cibo decente e fargli mangiare, almeno, qualcosa di buono".

L'uomo preparò un piatto prelibato ed andò dal mendicante e disse: "Che fai di bello?".

"Chiedo l'elemosina, non vedi?", rispose il mendicante.

"Cosa mangi di solito?", chiese ancora l'uomo.

"Pane duro", rispose il mendicante.

Il ladro disse: "Oggi vuoi essere mio ospite?".

Il mendicante disse felice: "Certo. Soltanto che il cibo deve essere buono e casa tua non deve essere lontana perchè se no gli altri mendicanti prendono il mio posto".

Il ladro disse: "Non ti preoccupare, il cibo è buono e casa mia è qui dietro l'angolo".

Il mendicante arrotolò il vecchio tappetino che aveva sotto i piedi ed iniziò a seguire la persona che gli aveva offerto di pranzare.

Il ladro aveva preparato per lui un pollo. Il mendicante sentendo l'odore del pollo disse: "Sono anni che non ho mangiato del pollo e mi sono scordato il suo sapore". Prese quindi il primo pezzo e lo mangiò ma ancor prima di finire il primo boccone si riferì all'uomo che lo aveva ospitato e disse: "Tu sei il ladro dei miei soldi".

E l'uomo che era sbalordito disse: "Hai ragione, ma come l'hai saputo?".

Il ladro disse: "L'ho capito perchè il boccone mi è andato di traverso. Ho saputo che erano i miei soldi, dato che non avrei mai permesso che venissero spesi in questo modo".

Da allora, quando qualcuno non usa la sua ricchezza e così fa sì che a godersela siano gli altri, in Iran, gli si dice: "Il suo pane non scende giù dalla sua stessa gola".

"Siamo scesi e c'era l'acqua, siamo saliti e c'era il cielo, fino alle prossime fiabe, che Dio vi protegga!".

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna