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Giovedì, 06 Febbraio 2014 13:47

Fiabe persiane (62): seconda parte di "striscia bianca"+proverbio "il cappello portato via dall'acqua e' largo per la testa del padrone"

Fiabe persiane (62): seconda parte di "striscia bianca"+proverbio "il cappello portato via dall'acqua e' largo per la testa del padrone"
La puntata precedente abbiamo iniziato a narrarvi una delle emozionanti storie del Kalilè o Demnè, opera antica di migliaia di anni.

 

Abbiamo visto che un gruppo di colombe, guidate da una di loro che si chiamava striscia bianca, cadde nella rete di un cacciatore ma poi si librò in volo in gruppo pur avendo la rete intorno.

Le colombe riuscirono a seminare il cacciatore e quindi si posarono vicino alla tana di un topo che era amico di striscia bianca per chiedergli aiuto e far masticare da lui la rete e quindi riacquisire la libertà.

Il topo amico di striscia bianca, che si chiamava "astuto" chiese a lei: "Come mai sei caduta in questa rete con tutta quella saggezza che ti ritrovi?". Striscia bianca rispose: "L'ingordigia e la fretta ci hanno fatto sbagliare. E poi nella vita ci sono sempre le situazioni buone e cattive e chiunque può sbagliare. La persona intelligente però non si perde mai d'animo e non perde la speranza. Non è tempo di questi discorsi. Non vuoi liberarci?".

Il topo iniziò a masticare la rete intorno a striscia bianca ma questa disse: "No, amico, prima libera gli altri". Il topo disse: "Libererò pure loro ma voglio iniziare da te, tu mi hai aiutato molto e sono in debito con te".

Striscia bianca insistette e disse: "Ti ringrazio per la tua fedeltà ma la questione è che per la nostra amicizia, dopo aver liberato le altre, non ti dimenticherai di me. Ma se inizi da me potresti stancarti e non liberare più le altre colombe. Dovrai liberarmi per ultima. In più, io sono il capo di queste colombe ed ho il dovere di liberarle prima di me e di considerare priore alla mia la loro incolumità. Per questo ti chiedo umilmente il favore di liberare prima loro". Il topo disse: "Non posso che lodarti per la tua leadership ed i tuoi pensieri elevati". E così liberò prima tutte le altre colombe ed alla fine Striscia bianca.

Dopo aver ringraziato "astuto" le colombe se ne andarono e rimase lì il corvo che le aveva seguite dall'inizio della loro cattura ed aveva osservato tutto ciò che era successo.

Al corvo era piaciuta molto la fedeltà di astuto e per questo decise di chiedergli di essere suo amico.

Lui si posò dinanzi alla sua tana e gli chiese di divenire suo amico. Il topo da dentro la tana disse: "Io non ti conosco. Chi sei e come sai il mio nome e cosa vuoi da me?".

Il corvo disse: "Io sono il corvo e fino ad oggi odiavo i topi. Ma oggi ho visto che le colombe sono cadute in trappola ed ho visto come le hai liberate. Potrebbe capitare pure a me. E poi la tua azione mi ha fatto comprendere il valore dell'amicizia. Voglio che tu mi accetti come amico. Puoi essere sicuro che sarò un fedele amico".

Il topo disse: "Ti ringrazio per queste belle parole. Ma sappi che noi siamo molto lontani. I topi sono il cibo dei corvi ed i corvi i nemici dei topi; l'amicizia tra un debole ed un forte non ha senso. Che senso ha un'amicizia che può portare alla fine di uno di noi?".

Il corvo disse: "Io ti prometto che non cercherò di cacciarti".

Il topo disse: "E mettiamo che sia così. Quando sarai amico degli altri corvi e nemico degli altri topi, che senso avrà la tua amicizia con me".

Ed allora il corvo disse: "Sono disposto a non essere amico degli altri corvi e nemico degli altri topi. Io non sono come gli uomini che giurano il falso. Io sono un corvo nero ed ho la dignità per mantenere la mia parola".

Il topo allora accettò e divennero amici e lo rimasero fino alla fine dei loro giorni.

MUSICA

Il proverbio persiano di questa settimana vi piacerà di sicuro. In Iran si dice: "Il cappello portato via dall'acqua è largo per la testa del suo padrone".

Ma vediamo cosa significa questo proverbio e per capirlo vediamo qual'è la storiella che lo ha originato.

Si narra che nei tempi antichi, un'uomo comprò un cappello che aveva desiderato a lungo. L'uomo dopo aver comprato quel cappello si sentiva l'uomo più felice della Terra e dalla mattina alla sera pensava solo al suo amato cappello. La notte, quando dormiva, lo metteva nel miglior punto della casa e lo copriva con una stoffa bianca per evitare che la polvere lo ricoprisse. Quando usciva di casa camminava piano per non far cadere il cappello e se c'era vento, metteva la mano sulla testa per proteggere il suo amato cappello.

Un giorno d'estate, quando l'aria era molto calda, l'uomo raggiunse un ruscello per bere. Si guardò nell'acqua e si vide molto bello con il suo cappello in testa. Si avvicinò ancora per vedersi meglio ma il suo cappello cadde in acqua e venne portato via dalla corrente.

L'uomo iniziò a correre ma la corrente del ruscello si faceva sempre più veloce; l'uomo continuò a correre ma il ruscello ormai si era unito al grande fiume ed il cappello era lontanissimo. L'uomo cadde per terra dalla stanchezza e poco dopo si rialzò e continuò a camminare e a guardare e a chiedere alla gente se aveva visto qualcosa.

Alla fine si rassegnò e tornò a casa ma la prima persona che lo vide gli chiese subito: "Dov'è il tuo cappello?".

"L'acqua se l'è portato via", disse l'uomo abbattuto.

"Ma come? Non hai cercato di riprendertelo. È un peccato perdere un cappello bello come quello".

L'uomo che era già incavolato di per se, non poteva tollerare il biasimo della gente e perciò decise di inventarsi qualcosa per non lasciare nulla da ridire alla gente.

E così quando la seconda persona gli chiese dov'era il cappello disse: "L'acqua se l'è portato via ed è meglio così. Mi stava largo sin dal primo giorno".

Da quel giorno in Iran, quando qualcuno perde qualcosa e poi inizia a parlar male di quel qualcosa per sopprimere il suo dolore per averla persa gli si dice: "Il cappello portato via dall'acqua è largo per la testa del suo padrone".

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