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Martedì, 15 Marzo 2016 10:23

Rovinosa sconfitta per la Merkel alle elezioni dei lander

Rovinosa sconfitta per la Merkel alle elezioni dei lander
Rovinosa sconfitta della Merkel, crollo dei socialdemocratici, straordinario successo di Afd (Alternative fur Deutschland, Alternativa per la Germania) il partito populista e xenofobo di destra:

è questo in estrema sintesi il risultato delle elezioni tenutesi in tre lander tedeschi, che hanno coinvolto oltre 16,5 milioni di elettori.

La Cancelliera, abituata a vincere, domenica ha incassato una sconfitta bruciante: la Cdu, il suo partito, ha perso dappertutto; in Baden-Wuttenberg, da sempre il suo bastione, ha ceduto il 12% (!). Né è andata meglio ai socialdemocratici, letteralmente crollati, erosi dai Verdi e dalla Linke, il partito della sinistra. Ma il dato che fa più riflettere è l’improvvisa esplosione dell’Afd, che si è presentato per la prima volta con una proposta populista e xenofoba ed ha sfondato ovunque giungendo a sfiorare il 25% in Sassonia.

Su un simile risultato hanno pesato diversi fattori, per primo la sconfessione della politica di apertura ai profughi – soprattutto siriani – voluta dalla Merkel per dare braccia specializzate a basso costo al sistema industriale tedesco; un’apertura mal digerita dal tradizionale elettorato della Cdu, che in vasta parte si è rivolto all’Afd.

Ma è un altro dato che salta agli occhi: nei lander dell’ex Germania Est, ancora i più poveri dopo la riunificazione del ’90, il timore di avere concorrenza sul lavoro e nei benefici dello Stato sociale, mette le ali al populismo. Sia come sia, sono stati tutti i partiti tradizionali a soffrire, con alcuni (i liberali) a rischio di estinzione, mentre salgono Verdi, Linke e soprattutto i populisti, fin’ora assenti dal panorama politico.

Ma il disagio dell’elettorato non si riferisce solo ai migranti: per una crescente parte di esso, l’Europa è percepita come una massa di cicale che vorrebbe vivere sul lavoro e i soldi dei Tedeschi (!); di qui il rigetto d’ogni mediazione per attenuare sia l’ossessione sulle politiche di rigore, che tutti quei privilegi permessi da Bruxelles e percepiti come naturali, dovuti, che tanto hanno fatto guadagnare al Sistema produttivo tedesco.

Per queste due ragioni queste elezioni, più e prima che in Germania, sono destinate ad avere effetti dirompenti sulla Ue o quanto ne resta. Merkel, infatti, non ha sostituti (per adesso) e continuerà a governare anche se indebolita, ma sarà in Europa che sconterà gli effetti della sconfitta; comincerà a pagare l’arroganza con cui ha imposto unilateralmente le ossessive politiche di austerità, la dissennata gestione della crisi dell’Euro, l’apertura improvvisa ai migranti come futura mano d’opera.

Tutte operazioni fatte per l’esclusivo interesse della Germania, ma che il suo elettorato non ha compreso o ha considerato insufficienti. In questa divaricazione crescente, che ora Merkel dovrà affrontare da una posizione di debolezza e con un orecchio assai attento ai suoi elettori, stanno i prodromi di una crisi potenzialmente definitiva per la Ue.

La Cancelliera dovrà essere ancora più dura sui conti, ancora più ossessiva sull’austerità, più chiusa sui migranti per non perdere il contatto con la “pancia” del suo Paese, e dovrà farlo scontrandosi con un’Europa che ha trattato sempre con arroganza e che ora percepisce la sua difficoltà.

Insomma, tutti gli ingredienti per mandare definitivamente in pezzi quanto resta di una sovrastruttura burocratica ed autoreferenziale quale è divenuta la Ue, per troppo tempo docile strumento degli interessi dei più potenti.

di Salvo Ardizzone

Il Faro Sul Mondo

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