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Martedì, 12 Gennaio 2016 04:08

Uranio impoverito: nuove vittime silenziose di una guerra invisibile

Uranio impoverito: nuove vittime silenziose di una guerra invisibile
Il nuovo anno si apre con la morte di Roberto Vacca, 46 anni, morto il 2 gennaio dopo una lunga lotta contro un tumore al cervello.

“La nostra famiglia non ha pace”, sono le uniche parole che la sorella Katia è riuscita a pronunciare mentre seppelliva il terzo fratello. Lo stesso male che ha ucciso Roberto, aveva infatti già colpito il fratello Paolo, morto nel 2003 a 41 anni, e il fratello Luca, deceduto nel 2004 a 43 anni. È ovviamente impossibile individuare con certezza le cause della malattia, che possono variare dalla genetica all’alimentazione, ma i tre fratelli oltre al Dna avevano in comune l’essere nati e cresciuti a Villaputzu, a pochi chilometri dal Pisq, il Poligono interforze Salto di Quirra, dove si trova anche l’ovile in cui i tre fratelli lavoravano.

Da tempo nella zona si parla della Sindrome di Quirra, niente di diverso dalla Sindrome dei Balcani che ha già mietuto numerose vittime tra i militari e gli abitanti del posto. “Dal 2001, anno della denuncia del sindaco di Villaputzu Antonio Pili, è in corso un tentativo di ridimensionare l’impatto sanitario delle esercitazioni militari. Spesso, inoltre, dai professori arrivano perizie discutibili, basti pensare che Mario Mariani, perito del Gup Nicola Clivio nell’ambito del processo di Quirra, scrive di non essere stato in grado di recuperare un capo ovino nei dintorni della base. Nella realtà, invece, si continua a morire”, con queste parole Mariella Cao, esponente del comitato Gettiamo le Basi che da anni si occupa delle varie questioni correlate all’occupazione militare, fa riferimento a quanti tentano di minimizzare l’impatto che le esercitazioni militari hanno sull’ambiente e la salute umana e animale. In ciò può anche essere riscontrata la motivazione che ha spinto la famiglia Vacca a rifiutare di costituirsi parte civile nel processo voluto dal procuratore Domenico Fiordalisi, al momento sospeso. Nella relazione effettuata dall’Arpas, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna, aggiornata al 2013 si legge che “nelle zone D ed E del poligono, si riscontrano anomalie dell’uranio, del torio e del tungsteno non spiegabili naturalmente”. Il tema è complesso ed è difficile arrivare a un’analisi oggettiva della situazione, sia dal punto di vista scientifico che socio politico. L’unico fatto tangibile e inopinabile sono i morti, che in qualche modo sono relazionati con le attività militari.

Un altro triste esempio è quello del maresciallo dell’Aeronautica Gianluca Danise, morto il 27 dicembre dopo una lunga battaglia contro un tumore alla rinofaringe probabilmente legato all’esposizione all’uranio impoverito durante le tante missioni in Kosovo. A Gianluca, come a tanti altri, è stata negata la causa di servizio e, secondo le parole di Domenico Leggiero, portavoce dell’Osservatorio Militare, persino la pensione: “Umiliato ed offeso dalle istituzioni, Gianluca non è riuscito neanche ad ottenere il diritto alla sua pensione giustamente maturata. Era emozionato, Gianluca, quando sentì il Ministro Pinotti al telefono, credeva in uno scherzo goliardico tra amici, invece era vero, vero al punto tale che anche noi tutti sperammo che finalmente il silenzio e l’omertà che avvolge i nostri governanti quando si parla di uranio impoverito fosse finita”.

Alla storia del maresciallo Danise si unisce quella del maresciallo Luciano Cipriani, stesse missioni all’estero, in particolare in Kosovo, stessa sorte: tumore cerebrale incurabile, un anno di lotta e infine il triste epilogo. Uguale anche l’indifferenza da parte dell’Esercito e della società italiana, che non vede o fa finta di non vedere questo male invisibile legato alle polveri sottili.

L’elenco delle vittime è lungo, e non si limita solo ai militari e ai civili che continuano ad ammalarsi di leucemie e patologie tumorali di ogni genere. A pagarne il prezzo sono anche i figli di quei militari e di quei civili, molti dei quali nascono con gravi malformazioni, nel paese di Escalaplano nei primi anni del 2000 ci sono stati 14 casi di malformazioni genetiche su 2.600 abitanti, o con tumori infantili. Un capitano dell’Aeronautica ha sollevato la questione chiedendo perché il figlio, concepito dopo sei anni di servizio nel Pisq, sia morto di tumore al rene a 30 giorni dalla nascita. Numerosi anche i casi di aborti registrati tra le mogli dei soldati a cui era affidato il compito delle bonifiche dei terreni nei Balcani.

A quanto pare il prezzo per la sicurezza è molto più alto di quel che si pensa.

di Irene Masala

Il Faro Sul Mondo

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