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Martedì, 29 Settembre 2015 04:48

Iran ricorda la giornata di Rumi, grande poeta della civiltà islamica

Iran ricorda la giornata di Rumi, grande poeta della civiltà islamica
Teheran – Oggi l’Iran ricorda con manifestazioni, seminari e conferenze uno dei più grandi poeti e pensatori della propria terra, Maulana Jalaleddin Rumi, noto anche con i soprannomi di Molavi o semplicemente Maulana.

 

L’uomo a cui l’UNESCO ha dedicato il 2007 in occasione dell’800esimo anniversario della sua nascita, è uno dei massimi poeti del 7mo secolo arabo, corrispondente al 13mo secolo cristiano.

Diede il massimo contributo grazie ai pensieri espressi nella sua maggiore opera, il Poema Spirituale(Masnavi Maanavi) una raccolta di storia e vicende, ognuna con una morale, che lui stesso spiega. In altre parole Rumi usa le sue storielle alle volte molto semplici per esprimere profondi pensieri filosofici e religiosi e non a caso molti studiosi ritengono questa sua opera, un romantica e poetica interpretazione del Sacro Corano.

Quel che segue è l’inizio del suo Poema Spirituale, il famoso Canto della Canna:

Ascolta la canna, com'esso narra la sua storia,

com'esso triste lamenta la separazione:

Da quando mi strapparono dal canneto,

ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!

Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall'Amico,

che possa spiegargli la passione del desiderio d'Amore;

Perché chiunque rimanga lungi dall'Origine sua,

sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.

Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi

compagno sempre degli infelici e dei felici.

E tutti si illusero, ahimè, d'essermi amici,

e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.

Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:

sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!

Non è velato il corpo dall'anima, non è velata l'anima dal corpo:

pure l'anima a nessuno è permesso di vederla.

Fuoco è questo grido della canna, non vento;

e chi non l'ha, questo fuoco, ben merita di dissolversi nel nulla!

E'il fuoco d'Amore ch'è caduto nella canna,

è il fervore d'Amore che ha invaso il vino.

La canna è compagna fedele di chi fu strappata a un Amico;

ancora ci straziano il cuore le sue melodie.

Chi vide mai come la canna contravveleno e veleno?

Chi come la canna mai vide un confidente e un'amante?

La canna ci narra d'un sentiero tutto rosso di sangue,

ci racconta le storie dell'amor di Majnun:

Solo a chi è fuori dai sensi questo senso ascoso è confidato

la lingua non ha altri clienti che l'orecchio.

Nel dolore, importuni ci furono i giorni,

i giorni presero per mano tormenti di fuoco;

Se i nostri giorni passarono, dì: Non li temo!

Ma Tu, Tu non passare via da Noi, Tu che sei di tutti il più puro!

Ma lo stato di chi è maturo nessun acerbo comprende;

breve sia dunque il mio dire. Addio!

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