Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Mercoledì, 30 Dicembre 2015 08:06

Il fanatismo, il falso volto dell’Islam (6)

Il fanatismo, il falso volto dell’Islam (6)
Il patto di alleanza stipulato tra Muhammad ibne Saud e Ibne Wahab assegnò ai sauditi il trono ed il potere politico e militare e ai Wahab la guida spirituale. Ibne Saud utilizzò il culto inventato da Ibne Wahab come base per legittimare le sue aggressioni disumane contro le città e tribù vicine.

 

E così lui fondò l'Emirato di Diriyya, che in seguito divenne noto come il Primo Stato Saudita. Dopo la morte di Muhammad Ibne Saud nel 1765, suo figlio, Abdul Aziz Bin Muhammad salì al potere. Anche Muḥammad ibne Abd al-Wahhāb morì nel 1792 e dopo di lui i suoi discendenti continuarono a diffondere la sua ideologia falsa e deviata. Abdul Aziz, durante il suo regno, con la scusa di voler diffondere l’Islam wahabbita assaltava e saccheggiava i territori vicini. Anche gli ulema wahabbiti emanando le fatwa per legittimare le campagne militari dei sauditi, li sostenavano dando ai loro crimini legittimazione religiosa. Nel 1801 (1216 del calendario islamico), l'Emirato di Diriyya attaccò sotto il  comando di eredi di Muhammad ibne Saud Karbalà e Najaf, in Iraq, massacrando migliaia di musulmani, compresi donne e bambini e distruggendo le tombe-santuario dell’imam Ali e dell’imam Hussain (as).

Ibne Saud si vantò poi di questa strage: "Abbiamo preso Karbalà, e fatto un massacro, e ridotto la sua popolazione in schiavitù, per cui sia resa lode ad Allah, Dio dei mondi, e non chiederemo scusa per questo, anzi diremo: agli infedeli lo stesso trattamento". Dopo l’attacco alle due città sante di Najaf e Karbalà, i seguaci di ibne Saud decisero di attaccare la Mecca e conquistare il luogo di culto più importante dei musulmani.

***

 

Prima della scoperta del petrolio nella Penisola araba, la dinastia Saud si riforniva delle risorse economiche necessarie saccheggiando i musulmani di altri territori. All'inizio del XIX secolo d.c l'emirato militare saudita utilizzando una catena di intrighi e sanguinose aggressioni invase le città di Mecca, Medina e Taif. La conquista di queste città importanti dell’Hijaz per mano di Abdul Aziz e suo figlio Saud seminò il panico nel cuore dei musulmani della penisola araba. Loro quando conquistavano nuovi territori distruggevano tutti i sepolcri sacri che incontravano. Il poeta e pensatore iracheno Jamil Sidqi az-Zahawi(1863-1936) parlando della conquista della città di Taif ad opera dei sauditi scrive: ”Il massacro di Taif fu una delle più crudeli e disumane atrocità commesse dai wahabiti di al-Saud. Loro decapitarono perfino i neonati in braccia alle madri. Attaccarono perfino una riunione di fedeli che imparavano il Corano e li uccisero tutti. Fecero irruzione nei negozi e nelle moschee e ammazzarono i fedeli che facevano la Salat, l'orazione. Strapparono e calpestarono le copie del Corano ed il Saḥiḥ di al-Bukhari e il Sahih di al Muslim, le più importanti delle maggiori raccolte di ḥadith dell'Islam sunnita”.

I wahabiti dopo il massacro di Taif inviarono una lettera agli ulema della Mecca invitandoli ad accettare la setta del wahabismo. I leader religiosi della Mecca rifiutando la proposta dei wahabiti negarono a loro la fede riconoscendoli kafir(miscredenti) e  dichiararono obbligatorio il Jihad contro i deviati wahabiti. Però la gente della Mecca, spaventata dalla forza e dalla superiorità numerica dell’esercito dei wahabiti rifiuto' di combattere con i wahabiti e si arrese. Nel 1803 le truppe dei sauditi occupo' la Mecca senza alcun conflitto.

***

I sauditi per una quindicina di giorni vi rimasero e demolirono tutti i mausolei venerati e le cupole sepolcrali, inclusa quella che serviva da copertura al pozzo di Zamzam con grave scandalo e terrore del mondo musulmano; non molto più tardi si ritirarono. Durante gli anni successivi, ai musulmani provenienti dall’Iraq, dalla Siria e dall'Egitto venne proibito di entrare alla Mecca per l’Hajj. Il re al-Saud stabilì una pre-condizione secondo la quale chi desiderava compiere il Pellegrinaggio avrebbe dovuto accettare il wahabismo, o venire marcato a caldo come non musulmano e quindi impossibilitato ad entrare nell’Haram.

I sauditi bruciarono anche la grande biblioteca della Mecca Al-Maktab Al-Arabya che contenva oltre 60 mila libri preziosi e rari di cui 40 mila manoscritti antichi risalenti all’epoca pre-islamica. Alcuni di quei testi erano stati scritti a mano dall'Imam Ali, da Abubakr, da Omar, da Khalid Ibne Walid, da Tariq ibne Ziad ed altri compagni del Profeta. Oltre a bruciare i libri antichi, i wahabiti distrussero anche le armi del Profeta Muhammad(as) che venivano conservate in quella biblioteca.

La tutela e la conservazione del patrimonio culturale e antico è un fattore di civilizzazione in una società. Non c’è nessun dubbio che la civiltà islamica grazie agli sforzi compiuti dagli scienziati e studiosi musulmani fu una delle più avanzate del mondo. Però l’ideologia fondamentalista e deviata dei fanatici wahabiti riconosceva legittima la distruzione delle ricchezze culturali e religiose dei musulmani tra cui le tombe del Profeta Muhammad ed i suoi compagni.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna