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Mercoledì, 23 Dicembre 2015 08:12

Fanatismo: il falso volto dell’Islam (5)

Fanatismo: il falso volto dell’Islam (5)
Amici come vi abbiamo raccontato la scorsa settimana, secondo la dottrina di Ibne Wahhab, il fondatore della falsa setta del Wahabismo, chi rifiutava il suo culto inventato e non gli giurava lealtà veniva condannato all’eresia e considerato Kafir (miscredente) e nemico di Dio e quindi doveva essere ucciso.
Con tali accuse infondate e approffittando del sostegno militare di Muhammad ibne Saud, emiro della città di Diriyah nella provincia del Najd, Ibne Wahab ed i suoi seguaci attaccarono tribù e villaggi vicini e massacrarono numersi musulmani innocenti e sacheggiarono i loro beni e le loro terre. Il culto radicale di Ibne Wahab non risparmiava nemmeno gli ulema e i leader religiosi sunniti. Lui per sempio riteneva Ahmad ibne Hanbal, teologo arabo, che fondò una delle quattro grandi scuole giuridiche sunnite, un kafir, solo perchè Ibne Hanbal aveva dedicato una parte del suo libro ai rituali che andavano rispettati prima della visita al mausoleo dell’Imam Hussain(as), terzo imam sciita e nipote del Profeta Muhammad(as) a Karbala. Per ibne Wahab la visita ai santuari dei pii e del Profeta era una innovazione impura e idolatria e quelli che lo facevano dovevano essere uccisi come kafir. Così la dottrina fondata da Ibne Wahab si diffuso versando il sangue di numerosi musulmani innocenti uccisi solo per aver rifiutato di praticare il culto inventato di Ibne Wahab. Gli ulema e studiosi musulmani si opposero immediatamente alle sue idee deviate. Sayyid Ahmad Zayni Dahlan, uno degli ulema dell’epoca nel suo libro “Khulasat-ul-Kalam” scrisse:” quando Ibn Wahab viveva ancora a Najd, una delagazione degli ulema wahabiti si recarono alla Mecca per tenere delle discussioni sulle loro credenze religiose con i leader religiosi di questa città. L’emergere del wahabismo non fu accolto con entusiasmo dagli studiosi islamici. Gli Ulema della Mecca, avendo sentito i concetti base del culto inventato da Ibne Wahab, li trovarono del tutto inventati e infondati ed in netto contrasto con gli insegnamenti del Corano e del Profeta Muhammad(as). Il giudice della Mecca, per le loro idee deviate ordinò di metterli in prigione. Alcuni dei wahabiti riuscirono a scappare, gli altri però furono imprigionati”.
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Muhammad ibne Saud prima di incontrare ibne Wahab era un semplice capo locale di una piccola tribù a Oraiziah nella provincia del Najd. Però il patto di alleanza che  stipulò con Ibne Wahab gli portò una grande fortuna. L’accordo assegnava a lui il trono e il potere politico e militare e ai Wahab la guida spirituale. Lui approfittandosi della falsa ideologia di Ibn al-Wahab, e accusando i musulmani che si opponevano a giurare lealtà a lui e Ibne Wahab di miscredenza,  attaccava le città e le tribù vicine e saccheggiava i loro beni. Ibne Saud infatti usò la religione come base per la legittimità del suo clan e differenziò i Saʿūd dalle tribù vicine. Così, Ibne Saud fondò l'Emirato di Diriyya, che in seguito divenne noto come il Primo Stato Saudita. Dopo molte campagne militari, Saud morì nel 1765, lasciando la leadership a suo figlio, Abdul Aziz Bin Muhammad. Durante il suo regno, i poderi dei Saud si estesero fino a Riyad, grazie alle aggressioni lanciate da ʿAbd al-ʿAzīz contro le tribù vicine. Ciò permise ai Sauditi di governare l'interno Najd.
Anche Muḥammad ibn Abd al-Wahhāb morì nel 1792, all’età di 96 anni, ad al-Diriyya. Dopo di lui i suoi discendenti continuarono a diffondere le sue idee false e deviate.
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Uno dei crimini più crudeli e disumani  commessi dai wahhabiti fu l’attacco alla città santa sciita irachena di Karbala. I Saud, prepararono una armata di 20 mila guerrieri e attaccarono Karbala e si impadronirono nel 1801 della città santa massacrando la gente inerme. Essi fecero irruzione nel mausoleo dell’Imam Hussain, nipote del Profeta  e uccisero brutalmente tutti i fedeli che erano li' per il pellegrinaggio. Secondo quanto riportato dalla storia i wahabbiti uccisero circa 5mila persone a Karbala e distrussero perfino la sepoltura del nipote del Profeta e saccheggiarono l'oro e l'argenti che erano depositati là.
L’oltraggio al mausoleo dell’Imam Hussain, nipote del Profeta ed il massacro di numerosi fedeli innocenti provocò dure reazioni nel mondo islamico. E numerosi musulmani protestarono contro questa aggressione spietata e disumana dei wahabiti.
Nel 1805 d.c. l’esercito dei sauditi attaccò anche la città irachena di Najaf per distruggere il mausoleo dell’Imam Ali,  cugino e genero del Profeta Muhammad(as). Però là incontrarono una resistenza coraggiosa da parte del popolo locale e furono costretti a ritirarsi. Ibne Boshr Najdi, storico arabo, racconta così la storia dell’aggressione dei wahabiti alla città sacra di Najaf:”Nel 1220 dell'egira, i saud mandarono una grande armata verso la città sacra di Najaf, in Iraq. Gli uomini dei said una volta giunti a Najaf si trovarono davanti un fossato largo e profondo. Dopo alcuni vani tentativi per attraversare il fossato e dopo che alcuni wahabiti furono uccisi dai combattenti della città di Najaf, Abdul Aziz ordinò ritirata. L’esercito dei sauditi, infuriati da questa sconfitta, attacco' e saccheggio' invece i villaggi vicini”.
Come vi abbiamo detto i  leader e i seguaci estremisti dell’inventata setta del Wahhabismo con il falso motto del ritorno ad un Islam puro, quello riconducibile ai primi anni dopo la morte del Profeta massacrarono numerosi musulmani e versaroni il sangue di numerosi innocenti. Le loro idee radicali e deviate eran pero' ben lontane dagli insegnamenti del Corano, sacro libro dei musulmani che invita sempre all’unità e alla pace definendo fratelli tutti i musulmani.

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