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Mercoledì, 25 Novembre 2015 06:57

Fanatismo: il falso volto dell’Islam (4)

Fanatismo: il falso volto dell’Islam (4)
La morte del padre e del fratello di Sulaiman Muhammad Ibne Wahab che si opponevano fortemente alle sue interpretazioni false e radicali dell’Islam, gli offrì lo spazio per divulgare le sue idee fondamentaliste nella Penisola Araba. Ibne Wahab iniziò a promuovere il wahabismo nella città di "Horaimal". I suoi controversi pensieri  suscitarono una dura reazione tra la gente locale cosìcche' lo cacciarono via dalla loro terra. Ibne Wahab si trasferì poi a "Uyayna". In quel periodo Osman Bin Maemar governava la cittadina. All’inizio, Osman lo accolse a braccia aperte e Mohammad Bin Abdul Wahab in cambio della sua protezione gli promise di unire il popolo della provincia del Najd sotto il suo controllo. Ma dopo essere stato avvertito dagli emiri delle città vicine, Osman espulse Mohammad Bin Abdul Wahab da Uyayna. Ancora una volta Ibne Wahab fu respinto dal popolo e dai governatori per le sue idee fondamentaliste.Successivamente Ibne Wahab si recò a Diriyah che si trovava nella regione del Najd nel centro dell'Arabia. In quel periodo Muhammad ibne Sa'ud era governatore di Diriyah. Abd al-Wahab gli chiese protezione ed il sostegno per poter diffondere le sue false idee. Muhammad ibne Saud promise di accontentarlo ed i due decisero di impegnarsi assieme per diffondere gli ideali radicali di quell’Islam teorizzato da Ibne Wahab. Essi costituirono un'alleanza nel 1744 d.C., formalizzata dal matrimonio fra la figlia di Muḥammad ibne Abd al-Wahab e Abd al-Aziz, figlio e successore di Ibne Saud. L’accordo assegnava infatti ai Saud il trono e il potere politico e militare e ai Wahhab la guida spirituale e la definizione della dottrina. I tre pilastri della predicazione di Wahab divennero così «un re, un’autorità, una moschea», estrema totalitarietà che dovrebbe garantire il rispetto dell’ortodossia ed il perdurare dei Saud al potere.***Tipica della predicazione di Wahab fu l’ostilità, a suo dire, a «deviazioni» dottrinarie quali il culto dei santi considerate innovazioni impure e idolatria, le cui tracce andavano cancellante. Ibne Abdul Wahab per diffondere i suoi ideali estremisti approffittandosi della forza militare degli Al Saud, come primo passo, attaccò le città e le tribù vicine. Distrusse i santuari dei pii e dei compagni del Profeta e i siti sacri. Lui giustiziava i musulmani che facevano il tawassul (intermediazione) tramite il Profeta (as) verso Dio accusandoli di introdurre innovazioni impure e idolatria nell’Islam. Secondo la dottrina di Ibne Wahab colui che rifiutava l’autorità assoluta (il sovrano saudita) o che praticava il culto in maniera sbagliata ed eretica veniva definita una persona “kafir”(miscredente) e così i wahabiti potevano disconoscerne la fede musulmana e trattarla anzi come nemica di Dio.Con tali accuse infondate Ibne Wahab ed i suoi seguaci, che erano per lo piu' della città di Diriyah attaccavano le tribù e i villaggi vicini e massacravano numerosi musulmani innocenti. Fu proprio grazie a queste spietate aggressioni che il popolo di Diriyah che viveva in uno stato di estrema povertà accumulò un'enorme ricchezza. Al Alusi, lo storico sunnita di tendenze salafite riferendosi al libro "la Storia di Najdi”, scritto da Ibn Boshr Najdi affermò: ”La gente di Diriyah era molto povera però sotto il regno dei Saud (nipote di Mohammad Bin Saud) la città divenne estremamente ricca al punto che la gente decorava le proprie armi con oro e argento, si vestiva lussuosamente ed in maniera raffinata; montava cavalli costosi e belli... Erano talmente ricchi che difficilmente e' possibile descrivere a parole la loro situazione”.Ibn Boshr nel suo libro non spiega però da dove veniva tutta quell'improvvisa ricchezza della gente di Diriyah che fino a poco prima era stata povera. Basta dare uno sguardo veloce alla storia di questo popolo per capire quanto la gente di Diriyah doveva la sua fortuna al saccheggio di altre tribù musulmane e della città di Najd. Tutti i trofei di guerra appartenevano allo sceicco Mohammad ibne Wahab e solo con il suo permesso Mohammad Bin Saud poteva prenderne il possesso una parte. Ibne Wahab distribuiva il bottino di guerra come voleva. A volte lo divideva solo tra due o tre individui senza darne nulla agli altri.Ibne Abdul Wahab continuava a invitare la gente di altre città arabe ad accettare il suo culto inventato e chiunque lo rifiutasse o non gli giurasse lealtà veniva condannato all’eresia e considerato il nemico di Dio e quindi doveva essere ucciso. Gli abitanti del villaggio Fosul a Al-Hasa per esempio furono proprio tra le vittime di questa politica discriminatoria. I seguaci di Ibne Wahab con l’accusa di eresia massacrarono trecento uomini di questo villaggio e saccheggiarono tutte le loro proprietà e confiscarono anche le loro terre.

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