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Sabato, 04 Aprile 2015 05:47

Islam, la mia scelta (93): Alis Rafael

Islam, la mia scelta (93): Alis Rafael
Oltre 14 secoli fa prima che il mondo scoprisse il senso della dignità umana, e prima che l’Occidente scoprisse il principio di uguaglianza, l’Islam stabilì il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani.
Infatti gli insegnamenti islamici si applicano a tutti gli individui. Non vi è nessuna distinzione tra bianco e nero, uomo e donna, ricco e povero, re e straccione, forte e debole, orientale ed occidentale, istruito ed incolto, vecchio e giovane, o fra coloro che vi sono ora e coloro che verranno, per tutti quelli che fanno parte del genere umano e di ciò che questo implica in generale. L’uguaglianza di questo tipo è limitata all’Islam; altri sentieri, ciascuno nella propria misura, hanno certi principi discriminatori.
Per esempio, l’Induismo distingue in modo esclusivo tra bramini e non bramini e tra uomo e donna; nel Giudaismo la differenza è posta tra i figli d’Israele e gentili e nella Cristianità fra uomo e donna. Come per un sistema sociale secolare, in questi c’è una distinzione fra sudditi di un paese e stranieri. E’ solo l’Islam che considera l’umanità come un insieme indistinto ed ha abolito completamente il principio di distinzione e discriminazione.
“O Uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più lo teme.” (Santo Corano, 49: 13)
“In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, che gli uni vengono dagli altri.” (Santo Corano, 3:195)
Il che significa che tutti, a prescindere dal proprio sesso, sono nel medesimo stato umano. Amici oggi, Alis Rafael, dalla Tanzania, ci racconterà la storia della sua conversione alla fede islamica, vi invitiamo a seguirci!
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Alis Rafael era nata in una famiglia cristiana molto religiosa in Tanzania. Lei dopo la conversione all’Islam, ha scelto Rabee , come  suo nome: ”Io, come i miei genitori, seguivo il Cristianesimo ma a 16 anni dentro  me era nato un forte desiderio di conoscere Dio. La mia mente era piena di domande a cui non potevo trovare risposta nella dottrina cristiana. Non potevo capire perchè Gesù veniva chiamato figlio di Dio. Ciò voleva dire che Dio si era sposato per avere un figlio e questo mi sembrava impossibile. Sapevo che l'uso del velo era consigliato nel Cristianesimo. Mi chiedevo allora perchè oggi le donne cristiane non lo portassero pur essendo praticanti. Per trovare la risposta a queste mie domande mi rivolsi tante volte ai parrochi ed esperti religiosi però le loro risposte non mi convincevano. Mi sentivo molto confusa e delusa. Quindi decisi di studiare da sola i testi religiosi. Un giorno mentre leggevo un'antica copia della Bibbia incontrai delle parole dette dal Profeta Gesu' sul futuro profeta: ”Dopo di me verrà un messaggero il cui nome sarà Ahmad. Seguitelo”. Era la prima volta che sentivo questo nome. Dentro di me era nata una forte curiosità per conoscere la religione portata da questo profeta, ovvero l’Islam”.
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“Quindi per conoscere la fede islamica cominciai a condurre delle ricerche. Man mano , conoscendo i principi dell’Islam, trovavo la risposta ai miei dubbi ed alle mie domande. Nell’islam, per esempio, Gesù veniva venerato solo come un profeta  e non figlio di Dio. L’Islam aveva aperto le porte di un altro mondo davanti ai miei occhi. E quindi vendendo tutte le bellezze e le meraviglie della fede islamica decisi di diventare musulmana. All’inizio, non volevo che i miei genitori venissero a conoscenza della mia conversione all’Islam perchè loro erano dei cristiani molto fanatici e non l'avrebbero accettato facilmente. Quindi cercavo di praticare di nascosto i riti islamici. Mia madre, pero', vedendomi portare l’hijab capì subito che mi ero convertita all’Islam. Lei si arrabbiò molto e si oppose a questa mia scelta. Però io ero contenta e sicura di ciò che avevo scelto. Ricordo bene la prima volta che feci il digiuno. Quel giorno mia madre era fuori casa. Quando tornò mi chiese perchè non avessi mangiato. Io le risposi che non avevo appettito in quell’ora. Lei insistette ancora e quando vide il mio rifiuto capì che facevo il digiuno. Quindo per costringermi a mangiare e rompere il mio digiuno mi picchiò furiosamente però io non rinunciai alla mia scelta e quando arrivò il tramonto con un corpo pieno di lividi feci l’Iftar.  Però dentro di me provavo un indescrivibile senso di soddisfazione e tranquillità”, conclude così Rabieh.
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