Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Sabato, 10 Aprile 2010 17:32

Lucio Manisco: Gli Stati Uniti hanno sempre trovato un pretesto per attaccare altri paesi.

Un gruppo di intellettuali e giornalisti italiani hanno di recente firmato un appello dal titolo "Fermate la guerra all'Iran". Uno dei promotori è Lucio Manisco, europarlamentare, giornalista e politico italiano. (AUDIO)



Perché è importante quest'appello?

A scanso di equivoci, devo premettere che io non condivido tutte le prese di posizioni del vostro governo ma siccome per tutta la vita sono stato un pacifista e un anti-militarista, denuncio da molti anni le minacce e i preparativi di aggressione contro l’Iran da parte degli Stati Uniti, da parte d'Israele e di qualche isolato paese europeo della NATO. Ora io sono angosciato da questa prospettiva di un'aggressione contro l’Iran non solo per gli effetti naturalmente negativi che un attacco all'Iran potrebbe avere sul popolo e sui civili del vostro Paese, ma anche per la catastrofe che accadrebbe in tutto il Medioriente e soprattutto in tutto il mondo occidentale se un'idea così pazza, un'idea così folle, dovesse veramente essere portata a termine. Io credo che il pericolo maggiore di un'aggressione militare sia un pò dimininuito dopo il 2006 – 2007; in pratica in coincidenza con la grande crisi economica mondiale. Gli stessi Stati Uniti d'America prima con i due George Bush  - con l'ultimo Bush - hanno dovuto ovviamente fare i conti con questa crisi economica provocata da quelli che Franklin Delano Roosevelt chiamava i Banksters (banchieri criminali, nell'originale banksters, crasi fra bankers e gangsters, ndr), e questo in un certo senso spiega i toni più moderati del presidente Barack Obama. È chiaro che lui è di una grande eloquenza ma poi sui fatti si muove con estrema esitazione e cautela, però continua ad insistere sulla necessità di applicare all'Iran delle sazioni economiche che tra parentesi non servirebbero probabilmente più agli altri paesi occidentali. Basti pensare che la stessa Italia ha avauto in Iran dei grossi investimenti - ad esempio l’ENI e il settore petrolifero - e Berlusconi ha promesso di ritirarli. Ma l'ENI ha detto che alcuni contratti esistenti verranno rispettati. Per cui non credo che l'Italia tranne che tracsinata per i capelli dagli Stati Uniti, applicherà in maniera reale, non a parole, queste sanzioni. Io comunque penso che il pericolo maggiore si è avuto negli ultimi anni. Io ero ancora al Parlamento Europeo nel 2004 e mi diedi da fare cercando di raccogliere voti per una risoluzione che condannasse queste minacce di agressione, questo crimine di guerra, contro l'Iran. Naturalmente in quelli anni c'è stata anche una disinformazione, una mancanza di informazione dell'opinione pubblica che perdura tutt'oggi, sugli schermi dei complotti di USA e Israele contro Iran, per cui è stato difficile far passare queste risoluzioni. Credo che ne passò una sola firmata da me e da un senatore italiano, Ghirello. Dopodiché si è continuato a parlare ma con i fatti sempre più allarmanti di questi perparativi di Israele. Israele che avrebbe voluto agire da solo contro le basi militari e le presupposti centrali nucleari dell'Iran. Se ne è parlato con allarme soprattutto perché i preparativi ci sono stati. Io ricordo, stavo ancora a Bruxelles e parlai con alcuni piloti dell’aviazione civile dell'Air France. Mi riferivano allora che c'erano continuamente dei voli di addestramento di aerei israeliani che partivano dagli aeroporti d’Israele e raggiungevano Gibilterra con rifornimenti in aereo per tornare alle loro basi, su un raggio d’azione più o meno uguale tra Tel Aviv e Teheran. Ho l'impressione che questi tentativi o questi preparativi da parte di USA e Israele, siano diminuiti sensibilmente in seguito appunto alla grande crisi economica. Basti pensare ai costi che c’erano stati nel 2007 mantenendo due grandi portaerei nel Golfo Persico e al Mar Rosso e poi quest’altro massiccio schieramento aereo-navale anche in altre parti del Medioriente. Mentre è aumentata la pressione su tutti i paesi per imporre delle sanzioni economiche all’Iran. Ripeto queste sanzioni economiche sarebbero più negative per l'Occidente che non per lo stesso Stato iraniano. C’è poi un dato di fatto che il prestigio degli Stati Uniti malgrado i tentativi retorici del presidente Obama sta diminuendo precipitosamente in tutto il Medioriente. Io ricordo che poco tempo fa, forse un anno fa, lo stesso Tomas Freedman che non è certo un gran progressista americano aveva citato Harold D. Miller - uno dei negoziatori per la pace in M.O. – il quale aveva osservato come nel Medio Orinete gli Stai Uniti non sono graditi, non sono simpatici e non sono temuti e non sono rispettati. Questo è il risultato di tutti questi interventi che in pratica dall’installazione di un nuovo regime in Iran ad oggi sono state politiche contro-producenti e veramente indegne per quello che dovrebbe essere un grande Paese civile come gli Stai Uniti d'America.

Come diceva Lei, Israele grida d’allarme per la potenzialità delle armi nucleari iraniane. Israele è il primo a chiedere non solo le sanzioni ma anche un'intervento militare contro la Repubblica Islamica con la scusa che Iran possiede bomba atomica. Tutto ciò mentre Israele si posiziona tra i primi a possedere armi nucleari. Che ne pensa?

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, all'inizio della sua presidenza ha detto che - anche se sembrava paradossale -, non vede perché l'Iran non possa diventare una potenza nucleare quando è circondato da altri paesi che dispongono dispositivi di guerra nucleare. Parlava principalmente d'Israele che sembra che disponga di più di 400 dispositivi di questo genere e dei mezzi dei vettori per portarli su bersagli a distanza di migliaia di chilometri, ma parlava anche del Pakistan, parlava dell’India e parlava appunto di questo principio equalitario: se questi Stati si armano, è possibile che un Paese dell'importanza dell'Iran, della ricchezza e della lunga storia non debba ad un certo punto fare lo stesso. Lo diceva forse in maniera un pò provocatoria, ma parte questo, siano i tecnici e gli scienziati del mondo che l’AIEA - Agenzia Internazionale per Energia Atomica delle Nazioni Unite - hanno sempre detto la stessa cosa, ma sul piano concreto non esistevano prove concrete che gli iraniani abbiano sviluppato la capacità di costruire delle centrali o delle centrifughe per il momento capaci di arricchiere l’uranio più del 20%, perché ci vorrebbe un arricchimento del 90% per produrre l’arma nucleare. Comunque sia, indipendentemente da questo come si sa il mondo occidentale soprattutto gli Stati Uniti hanno sempre trovato un pretesto per aggredire un'altro paese. Basti pensare cosa è accaduto in Vietnam con la famosa risoluzione Don Chino si inventarono un incidente navale che non era mai verificato e scatenarono i bombardamenti su Hanoi. Quindi c'è sempre questo pericolo. Ripeto nel momento attuale basti pensare a problemi che sono emersi recentemente, basti pensare che la Gran Bretagna ha espulso un diplomatico israeliano da Londra, perché il governo israeliano aveva evidentemente ottenuto, falsificato otto passaporti britannici per introdurre degli agenti del Mussad nel Dubai e che avevano poi ucciso un dirigente palestinese di Hamas. Quidni esistono dei grossi problemi che Israele deve affrontare prima di pensare ad attuare questo folle disegno di aggressione all'Iran. Basti pensare poi agli altri problemi in cui si dibatte inEuropa, soprattutto quelli economici. Basti pensare alla crisi in Grecia oppure alla diminuzione di spese della difesa di alcuni paesi europei. Certo che noi italiani faremo meglio a stare ziti perché abbiamo il governo di Berlusconi che è veramente allarmante non solo dal punto di vista della politica internazionale ma anche interna. Berlusconi - non so se voi l'avete posto in rilievo sui vostri mezzi d'informazione - qualche settimane fa si è recato in Israele e alla Knesset ha parlato della giustizia dell'operazione Piombo Fuso cioè di quella brutale e violente aggressione che Israele ha scatenato contro il popolo di Gaza. Per un paese come l'Italia che ha un'articolo basilare della costituzione, l'artcolo 11, in cui si dice che Italia rinuncia e condanna qualsiasi guerra e poi questo Berlusconi va al parlamento israeliano e dice che hanno fatto bene a bombardare e usare armi letali come fosforo bianco contro il popolo palestinese. E il giorno dopo va a incontrare i leader di Hamas e fa dichiarazioni perfettamente opposte. Ha paragonao i palestinesi alle vittime della Shoah, alle vittime dell’ aggressione nazista contro gli ebrei. Quindi abbiamo un governo contraddittorio che conta poco o niente nella scena internazionale. Abbiamo naturalmente anche una crisi economica che ha causato un alto numero di disoccupati. Abbiamo un governo che offre agli americani le basi come Aviano oppure come quella di Sigonella in Sicilia. Oltretutto in quanto c'è un movimneto pacifista in Italia che è ancora vivo a differenza di quello che è accaduto in altri paesi europei. Auguriamoci che ciò non accada, perché una guerra di questo genere una guerra dall’esito certo, a parte la mia posizione di antimilitarista e anti-imperialista, nella realtà non risolverebbe nessun problema per le grandi potenze, per il grande impero d’Occidente, ma aggraverebbe i problemi sia economici che politici di tutto in mondo occientale come dicevo prima.

A cura di Amani

***
Lucio Manisco – MPE
Nato a Firenze (Italia) il 16 / 02 / 1928
Coniugato, due figli
Cursus scolastico e universitario
1947 Maturità classica
1947 - 50 Università 'La Sapienza" di Roma, Facoltà di Lettere
Iter Professionale
Attività: giornalista
1948 – 49 Redattore Italia Socialista, Il Giornale (Roma)
1949 – 50 Studi di Storia e Critica d'Arte in Olanda; collaborazioni da Amsterdam per diversi quotidiani italiani 1950 Fondatore e direttore di Domenica Sera
1951 – 53 Assistente ai programmi BBC (Londra)
1953 – 55 Corrispondente da Londra de Il Messaggero
1955 – 84 Corrispondente dagli Stati Uniti de Il Messaggero
dal 1984 Collaboratore di Radio USA WBAI, nonché di numerosi periodici italiani e stranieri
1987 – 92 Corrispondente della RAI-TV (TG-3) dagli Stati Uniti
1995 – 96 Direttore del quotidiano Liberazione
Iter Politico
1992 e 1996 Eletto al Parlamento Italiano (Camera dei Deputati) nelle liste di Rifondazione Comunista: membro e segretario della Commissione Affari Esteri
1994 Eletto al Parlamento Europeo nelle liste di Rifondazione Comunista
1999 Eletto al Parlamento Europeo nelle liste del Partito dei Comunisti Italiani
Attività in seno al PE (V legislatura: 1999-2004)
Membro dell'Ufficio di Presidenza della Sinistra Unitaria Europea / Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL)
Membro della Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport
Membro sostituto della Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni
Membro della Delegazione per le relazioni con i paesi dell'America Centrale e con il Messico
Estremi attuali
dal 2005 residente a Roma
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.luciomanisco.com

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna