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Giovedì, 03 Marzo 2016 05:11

L'Occidente e la "guerra segreta" contro l'Isis in Libia

L'Occidente e la "guerra segreta" contro l'Isis in Libia
In Libia niente va come previsto, tutti i bei piani elaborati svaniscono come un pugno di sabbia tra le dita; è questo l'incipit sconfortante con cui il quotidiano francese "Le Monde" abbozza una analisi della situazione nel paese nordafricano.

Svanite le liriche illusioni suscitate dalla caduta di Gheddafi nel 2011, scrive il corrispondente da Tunisi Frédéric Bobin, a nulla finora è valsa neppure la minaccia rappresentata dallo Stato islamico (Isis) che si è intrufolato nelle brecce aperte dalla guerra civile scoppiata nell'estate del 2014. Ora persino i pretesi "costruttori di pace", le fazioni antagoniste che il 17 dicembre scorso hanno firmato a Skhirat in Marocco un accordo politico, si sbranano in seno al governo cosiddetto di "unità nazionale" che avrebbe dovuto incarnare la loro riconciliazione, esacerbando le contraddizioni dei libici invece di superarle. Per le Nazioni Unite, intervenute pesantemente per forzare la nascita di questo governo, lo stallo è una stridente sconfessione del piano che prevedeva di fornire una base legale riconosciuta e credibile ad una campagna militare contro l'Isis condotta da forze libiche con il massiccio appoggio delle potenze occidentali. Ora per aggirare l'ostacolo politico l'Occidente sembra aver scelto la strada di una "guerra segreta" contro Isis: anche la Francia vi sta prendendo parte, con raid aerei non rivendicati e con la presenza sul terreno di forze speciali in appoggio alle milizie locali che combattono l'Isis; insomma in Libia sono già in corso delle "operazioni clandestine". Ma è proprio qui che la trappola della Libia rischia di chiudersi sull'Occidente, avverte il "Monde": in uno scenario di frammentazione politica, tribale ed ideologica, un intervento militare senza attendere di aver rivitalizzato delle strutture statali e nazionali condivise da tutti i libici rischia di essere strumentalizzato dalle fazioni locali e dunque di approfondire, invece che di attenuare, lo sbriciolamento che fa il gioco dell'Isis.

 

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