Sabato, 04 Febbraio 2012 08:36

Iran, sanzioni petrolifere e rischio boomerang per Europa

di Francesco Giumelli, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali.

ROMA - Le sanzioni petrolifere anti-iraniane, decise lo scorso 23 gennaio dal Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, con l'obiettivo di ostacolare ulteriormente il programma di nucleare di Teheran, potrebbero essere molto dure per l’Iran, ma lo saranno anche per alcuni paesi membri. La Spagna e l’Italia sono grandi importatori di greggio dall’Iran, ma il vero nodo di questi giorni è la Grecia che, nel mezzo di una crisi economica durissima, rischia di perdere il 35% delle proprie forniture di petrolio.

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia riportati dal sito EUobserver.com, la Grecia dispone di riserve di petrolio per 90 giorni in caso tutte le forniture venissero interrotte. Pare che la Grecia, per essere convinta a votare a favore delle sanzioni, abbia avuto la garanzia di aiuti dagli altri paesi europei nel caso l’Iran dovesse decidere di bloccare le spedizioni verso l’Europa. Tuttavia è evidente come la crisi iraniana rappresenti un ulteriore fattore di instabilità per il paese ellenico, senza considerare il grande giro d’affari che lega numerosi stati membri dell’Unione Europea all’Iran.

É proprio a causa di queste “sensibilità” che il Consiglio ha deciso di inserire una serie di clausole che danno ossigeno ai vari interessi in gioco. In primo luogo le misure avranno effetto solo dal 1 luglio 2012 per i contratti firmati prima del 23 gennaio 2012, mentre la proibizione per i prodotti petrolchimici scatterà dal 1 maggio.

Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni agli agenti che faranno affari con la banca centrale Iraniana (BCI) oltre certi volumi di scambio, mentre l’Europa ha deciso di vietare i pagamenti dal proprio territorio verso la BCI per le forniture di petrolio, lasciando quindi la possibilità di continuare ad inviare pagamenti per forniture in altri settori. Rimane anche la possibilità di estendere i contratti validi al 23 gennaio nel caso in cui questa possibilità fosse esistita nei termini degli accordi in vigore il giorno dell’approvazione delle sanzioni. Questa esenzione può essere esercitata anche verso le linee di credito concesse per investimenti nel settore petrolchimico e per joint ventures operanti fuori dal territorio iraniano.

Queste eccezioni potrebbero aprire delle voragini nell’embargo prima ancora che entri in vigore. La forma più evidente di evasione potrebbe essere rappresentata da una falsa descrizione dei pagamenti effettuata dalla banca centrale iraniana verso aziende “compiacenti” locate in altri paesi. Non è un segreto che i governi turco ed indiano stanno valutando forme alternative di pagamento che aggirino le sanzioni di Washington e, di conseguenza, anche quelle europee.

Le sanzioni di Bruxelles non penalizzano, a differenza delle misure USA, compratori di petrolio situati fuori dall’Unione Europea. Ad esempio, un’azienda cinese o indiana non avrebbe nessuna conseguenza nei confronti dell’Europa se decidesse di comprare il petrolio dall’Iran, mentre rischierebbe di essere esclusa dal mercato americano come conseguenza delle sanzioni adottate da Washington contro l’Iran. In un mondo globalizzato ed interconnesso, la possibilità per una grande compagnia europea di utilizzare controllate off-shore per continuare a fare business as usual con l’Iran è concreta, soprattutto in assenza di un attento controllo degli stati membri.

Le misure decise dal Consiglio arrivano dopo altri provvedimenti che avevano limitato molto la possibilità per le aziende europee di operare in Iran. I rapporti commerciali sono già al minimo e la possibilità per Teheran di assorbire gli effetti delle sanzioni nel tempo potrebbe ridurre drasticamente l’impatto dell’embargo con effetti controproducenti per l’UE.

Da un lato, la credibilità di sanzioni future sarebbe azzerata dal precedente di aver farcito di esenzioni un embargo presentato come durissimo dal Consiglio dei ministri. Dall’altro, le scappatoie fornite alle aziende europee potrebbero favorire un grande oil swap tra Europa e Cina a tutto svantaggio di Bruxelles. Le compagnie petrolifere potrebbero infatti rivolgere verso Pechino le loro attenzioni e favorire le esportazioni verso la Cina anziché l’Europa.

L’UE perderebbe sia la faccia, sia il petrolio iraniano che andrebbe, probabilmente a basso costo, verso la Cina. E questo scenario non sarebbe decisamente un grande successo, per un’organizzazione che mira ad acquistare un peso rilevante a livello mondiale.

Tratto da: http://www.libertiamo.it/

Commenti   

 
0 #1 Guest 2012-02-05 14:53
Dovete agire duro proprio col ventre molle dei servi usraeliani che, paradossalmente , sono proprio quelli che stanno autolesionistic amente prendendo più calci dai denti a causa della loro alleanza col grande satana: tagliategli immediatamente ogni fornitura!
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