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Mercoledì, 11 Novembre 2015 17:14

«A rischio le libertà in Turchia»

«A rischio le libertà in Turchia»
La Commissione europea ha pubblicato ieri un atteso rapporto sullo stato di salute dei paesi del prossimo allargamento segnato da sentimenti ambivalenti.

Da un lato, si conferma la sensazione che l’Unione non voglia o non possa crescere ulteriormente nel breve periodo. Dall’altro, emerge l’evidente consapevolezza che è urgente trovare un modus vivendi con i paesi del vicinato, in particolare con Ankara, criticata sul fronte dei diritti umani. La Turchia è di gran lunga il paese più importante del vicinato, protagonista di un negoziato comunitario iniziato nel 2005. Nel suo rapporto, la Commissione ha messo l’accento su «una tendenza negativa per quanto riguarda il rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali». Inoltre, l’esecutivo comunitario ha notato «le debolezze del sistema giudiziario così come della libertà di espressione e della libertà di riunione», e ha chiesto una rapida soluzione della questione curda. Bruxelles ha preso atto dell’impegno della Turchia a voler entrare nell’Unione, ma al tempo stesso ha sottolineato: «L’impegno  è contraddetto dall’adozione di testi legislativi nel campo dello stato di diritto, della libertà di espressione, e della libertà di riunione contrari agli standard europei». Da Ankara, il governo turco ha definito «ingiusto» ed «eccessivo» il rapporto, la cui pubblicazione è stata rinviata di un mese per evitare che coincidesse con le recenti elezioni turche. La relazione annuale sui paesi del vicinato è sempre un delicatissimo esercizio di equilibrismo politico. Quest’anno coincide con una politica estera turca sempre più rivolta verso Est piuttosto che verso Ovest, e con una radicalizzazione della vita politica in un paese a cavallo tra Europa e Asia. L’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan, primo ministro tra il 2003 e il 2014, non ha nascosto di voler creare in Turchia un regime presidenzialista. Gli occhi della Commissione sono rivolti al modo in cui il governo ha contrastato le manifestazioni antigovernative del 2013, e alle recenti modifiche in senso restrittivo della libertà di stampa. L’analisi dell’esecutivo comunitario è tanto più preoccupante perché giunge in un momento in cui l’Unione ha particolarmente bisogno della Turchia per meglio affrontare l’arrivo di migliaia di migranti dal Vicino Oriente. Le due parti stanno negoziando su questo fronte un piano d’azione comune. Le relazioni dell’Unione con la Turchia sono segnate da una dipendenza reciproca, politica ed economica, ma anche da una evidente diffidenza reciproca. Per ora, non si respira il desiderio qui a Bruxelles di accelerare il negoziato di adesione all’Unione. Anzi, in questi mesi il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker non ha mai nascosto di non vedere un nuovo allargamento dell’Unione nel prossimo quinquennio. Sugli altri paesi del vicinato – la Serbia, l’Albania, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il Montenegro, il Kosovo, la Bosnia Erzegovina – il rapporto della Commissione europea fa il punto sullo stato di avvicinamento all’Unione. Bruxelles fa notare la dipendenza politica del sistema giudiziario, la necessità di lottare contro la corruzione e il crimine organizzato, l’urgenza di riformare la pubblica amministrazione.

di Beda Romano

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